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24 settembre 2012

Nodice

La sera ascolto musica vera in cuffia (I love Emilia too!) e apro la Kompass sul tavolo. Il giro che disegno con il dito è come la sabbia della battigia alla mercé delle onde. 
La mattina nuvole basse sul lago e nella testa. Mi sforzo per alzarmi in punta di piedi a guardare oltre. Così carico il camel bag e parto.

Su per la Ponale, poi Pregasina, senza smettere di correre. Infine verso il Nodice, ma taglio prima: la scala santa sarà per un'altra volta, la definizione oggi non mi ispira. Qualche foto per documentare e poi giù su sentiero umido e sassoso a lasciare la traccia del mio passaggio con le code. Sbuco prima di Biacesa e riprendo la salita verso il lago di Ledro. Moto perpetuo e ciondolante, lumaca che porta appresso la propria casa, dura vita da trailer.

Un bikers mi svernicia e mi dice "grande" ed io "anche tu", "no tu che a correre è più duro", vabbè non stiamo a fare i sofisti. A Prè il tempo sta per scadere.
 

E allora giù verso la Ponale a fare a sportellate con i bikers crucchi che se ne fregano se atterri sulla Gardesana qualche centello di metri più sotto. Oggi c'è il tutto esaurito, gitanti con la sacca del(la) Fitness First e truppe del CAI in ordine sparso e pranzo al sacco.

Torno alla base soddisfatto, ma non troppo. L'autunno non veste ancora i suoi colori migliori e la prossima fatica mi sembra così vicina.


25 luglio 2011

Pregàsina o Pregasìna?

Una sera a domandare la giusta dizione di Pregasina e la mattina dopo su fino a questo pseudo-paese di quattro case a picco sul lago. La strada è quella che ormai faccio metodicamente da un paio di mesi ogni volta che torno qui. Salgo la Ponale fino al bivio per la valle di Ledro. Questa volta vado dritto. Proseguo sulla vecchia strada, mezzo asfalto e mezzo niente, che sale al ritmo di tornanti stretti sul fianco del monte, giusto a picco sulle acque scure di un lago insolitamente calmo a quest'ora. Qui una volta ci passavano le auto (forse tutte Topolino)!
Di notte ha piovuto, ma adesso il cielo dà un'attimo di tregua. Il ritmo è quello giusto ed al nono km sono al cartello di benvenuto di Pregasina. Non ho con me il cellulare e quindi mi limito ad immagazzinare con gli occhi tutta la poesia del luogo. Ancora qualche centinaio di metri in alto, fino ai primi alberghi demodè del paese, poi l'aria che preannuncia la pioggia mi convince a fare dietro-front. Una bella picchiata fino a casa, fissando a destra la skyline del Baldo, che a settembre mi farà tremare le gambe.
La porta di casa si chiude sulle prime gocce di pioggia. Un'ora e mezza di deambulazione estatica: negli occhi il verde di questi monti ed il blu scuro del lago, nel cuore il giallo (e l'emozione) per un piccolo grande uomo, campione di sport e di vita. Grande Cadel!


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