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6 febbraio 2012

5 febbraio - I sentieri di Santa Cristina


Il sole saliva sempre più in alto. L’immota, pietrificata distesa del deserto ne assorbiva i raggi, surriscaldandosi e cominciando ad ardere. Si avvicinava l’ora in cui tutto diventa un inferno: la terra, il cielo, noi stessi. Gli joruba credono che l’uomo abbandonato dalla sua ombra muoia. E qui le ombre cominciavano a rattrappirsi, a sbiadire e lentamente a svanire. Si avvicinavano le spaventose ore canicolari, quando uomini e cose non danno più ombra, esistono e non esistono, ridotte ad un biancore luminoso e incandescente.
Mi costringo a pensare alle parole di Kapuscinski, in panne nel deserto della Mauritania, mentre scendo dall’auto ed il termometro segna -16° qui a Santa Cristina di Borgomanero. Sono quei momenti in cui rifletti cupamente sulla devianza della mente umana. Poi ti accorgi di essere in buona compagnia (oltre 500 questa mattina) e allora ti fai coraggio e i tuoi arti inferiori iniziano a congelarsi. 
La terza volta qui a Santa Cristina: la prima con neve e fango, la seconda con cielo sereno, la terza ... gelo e neve. La partenza dà coraggio al fisico e poco a poco ti accorgi che zampettare su questa neve alta e poco battuta è un piacere senza fine. Così il Tapabada riscopre il suo senso per la neve ed il freddo. Il gelo è pulizia, i pensieri si cristallizzano, la mente si svuota, così concentrata nel cercare di scaldare il corpo. I km avanzano inesorabili e la fatica, invece che aumentare, si ritrae di fronte al bianco che ti sta intorno. Il percorso quest’anno ha subito non poche modifiche. Inizialmente mi pare di girare all’inverso rispetto alle edizioni precedenti, le salite toste arrivano dopo il 20esimo km. In mezzo hanno messo un toboga, su e giù per una pista da cross, fatta rigorosamente di sedere. Dopo l’ultimo ristoro cado due volte, mi salvo da un tronco vagante. Ho le energie per riprendere ancora qualche podista davanti a me. Concludo la fatica poco sotto le 3h15’. Gli antibiotici hanno un effetto dopante, assodato! Dato il clima, non mi faccio mancare nè la doccia fredda nè il pasta party. Quest’anno la Menabrea è sul tavolo come da me auspicato l’anno scorso. Non è alla spina, ma la bozza è sempre gradita.

7 febbraio 2011

6 febbraio - I sentieri di S. Cristina

L’anno scorso di questi tempi il Tapabada diventava pure blogger ed il secondo post riguardava proprio la partecipazione ai Sentieri di S. Cristina. Trail, trail, fortissimamente trail recitava il post. E ad un anno di distanza sottoscrivo il mio entusiasmo per questo tipo di gara, con qualche km in più passato a correre tra i sentieri. Poi quella di S. Cristina sta diventando una festa dei trailers, seri e meno seri, e soprattutto aspiranti tali. Dislivello quanto basta, sterrato e fango, ma anche un po’ di asfalto, posti incantevoli, organizzazione e cortesia a mille. Rispetto all’anno scorso cambia qualcosa nel percorso, ma resta il marchio di fabbrica con salita iniziale alla chiesetta e quella finale con gradoni e musica dal vivo. Numero di partecipanti in crescita, ma ancora gestibile, almeno per quest’anno. D’altronde dove ci si trova bene si torna volentieri e magari si portano anche gli amici.




Nel puro spirito trail il Tapabada parte piano e arriva ancora più piano, complice la possibilità di fermarsi ripetutamente per fotografare il Rosa in un wonderful day che segna 15°C. E così per festeggiare corro con il Pres e Paolo della 3 Esse per buona parte del percorso, ma faccio anche la conoscenza di Stefano e Mika, e di Rita e Paola, simpatiche runners del Verbano Cusio Ossola. Era da un po’ che non ne facevo 30 (di km): gambe stracche per l’intensa settimana ed un po’ di sofferenza nei km finali. Chiudo comunque sotto le tre ore con book fotografico più che decente. Nota per gli organizzatori(trici): da accademico della Menabrea mi risulta apprezzatissima la bozza inclusa nel pacco gara, ma il prossimo anno una Menabrea alla spina all’arrivo sarebbe ancora meglio.



7 febbraio 2010

I sentieri di S. Cristina

Trail, trail, fortissimamente trail. L’approccio con questa evoluzione della tapasciata genere IVV, tanto cara al Tapabada, è stato così positivo che, tornato a casa, sono andato subito a scaricare il calendario delle prossime manifestazioni trail. Oggi a S. Cristina, sobborgo di Borgo(manero), faceva freddo, molto freddo. Non che sia una novità in questa prima parte del 2010, ma la nevicata di venerdì scorso aveva reso le consuetudini podistiche domenicali del Tapabada ancora più complicate da svolgere (alzarsi alle 6.30, sfidare la temperatura al di sotto dello zero, affrontare nebbia e ghaiccio). Come me hanno fatto circa 500 podisti che si sono ritrovati armati di spirito trail, ed alcuni anche di (in)utili borracce e zainetti camel bag, in quel di Borgo. Il trail, dicevo, mi ha affascinato; per le difficoltà incontrate (neve misto fango, fango misto ghiaccio, ghiaccio misto sudore, ed ancora colline da scavalcare e torrenti da guadare), ma anche per il meraviglioso paesaggio che in certi tratti faceva da cornice a questa gara, con il Monte Rosa a sovrastare tutti gli altri monti in una giornata limpida e alla fine quasi calda. Certo la gara non poteva catalogarsi come era nell’intenzione mia e di Lamberto, emerito presidente del Team 3 esse, un LL preparatorio alle nostre prossime maratone, ma l’abbiamo affrontata come tale, rifiatando sulle salite, scegliendo i treni giusti (declinati al femminile) e soprattutto gustando la giornata podistica nel suo complesso. Tant’è che alla fine dei 29,880 km, percorsi in circa 3h11, comprese le pause, abbiamo tagliato il traguardo mano nella mano a sottolineare, non tanto l’impresa, quanto la validità dell’esperienza comune, sicuramente da ripetere.
PS: oggi indossavo due canotte, quella della nostra società e quella gialla del Team 3 esse

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