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8 gennaio 2019

2018

So! 1848 km, 44000 metri in salita, un infortunio (non troppo serio, ma tanti acciacchi), 8 gare, di cui una non portata a termine (fermato al cancello orario). Se si esclude l’infortunio il 2018 è stata la copia carbone del 2017.
La gara più emozionante: la CCC, perché era il mio primo trail oltre i 100 km, perché le mie gambe mi hanno sostenuto per oltre 24 ore consecutive, perché siamo a Chamonix, capitale del trail running.
La gara più dura: Monte Rosa Walser Trail, lunghe salite e discese altrettanto toste in un ambiente stupendo.
La gara più difficile: come sempre la prima di stagione, OrnaTrail, al pari del TOZ, che anche nella versione long, non ho proprio digerito.
La gara più bella: quella di casa, Garda Trentino Trail, per i panorami che offre, per il periodo in cui si corre, per il tracciato.

Ci si rivede sui sentieri nel 2019!


4 novembre 2016

XC time!

Arriva questo periodo dell'anno in cui i prati verdi si riempiono di fango, si coprono di foglie e una leggera bruma vi staziona a bassa quota. Ed io ai margini del campo, con l'occhio vacuo della giovenca al pascolo, sono assalito dalla voglia di rispolverare le mie chiodate, buttarmi dentro a questi prati, correre dietro al concorrente immaginario o reale che mi precede, frenare ad ogni curva secca e poi riaccelerare. Il cuore che mi scoppia nel petto, le gambe che vanno fuori giri, i tacchetti che lasciano una scia di fango e gioventù perduta.

Così stamattina il solito giro si è trasformato in qualcosa di più della solita "pisciatina". 3km3 al di sopra della mia solita velocità di crociera mi sono sembrati sufficienti per dichiarare iniziata la preparazione alle campestri. Mioddiochevoglia!

27 settembre 2016

(Dell') età e (della) stanchezza

Chi ha la doppia fortuna di essere abbonato alla newsletter di Orlando Pizzolato e di aver superato (indenne) i quaranta avrà letto con piacere il numero 404 della suddetta, dove si sottolinea come "per moltissimi corridori questa soglia di età determina già i primi evidenti segni di invecchiamento atletico". Il buon Pizzolato, novello Yoda, esorta nell'epistola i suoi discepoli Jedi a coltivare la forza (almeno una volta alla settimana) per non sentire, o meglio per ritardare, l'effetto stanchezza muscolare che pervade noi diversamente giovani podisti amatori. Il passaggio alle distanze lunghe, maratona e ultra, continua il Vate, è giustificato dalla perdita di quelle componenti che appartenevano alla nostra gioventù (appunto forza ed elasticità muscolare e, aggiungerei io, spermatozoi a gogò). Ma il progredire dei chilometri non evita questo stato fisico e dell'anima in cui versiamo costantemente noi ultra  q&t (quarantenni e trailers).

Sarà che quest'anno mi sono cimentato in prove ben superiori alle mie possibilità, che mi hanno tenuto là fuori per parecchie ore, resta il fatto che mi sono sentito punto nel vivo, come ogni podista ultra q&t traboccante del proprio ego, e sono corso ai ripari.

Così da due sere sono tornato agli allenamenti veloci(?), vale a dire ad un'andatura superiore a quella di una camminata in salita, e a sorbirmi qualche minuto di potenziamento muscolare. Sono certo che tra qualche settimana, cancellata dalla posta in arrivo la newsletter di Pizzolato, mi passerà anche questo velleitario bisogno di "far girare le gambe" ad andature pericolose per un ultra q&t.

Intanto che la forza sia con me!

4 luglio 2016

But #3

A fare i brillanti poco ne viene (Pellè dal dischetto insegna). Così dopo avere fatto tremare la famiglia snocciolando un programma di allenamento basato su sudore e assenza prolungata dal desco famigliare, mi ritrovo la domenica mattina con D+ settimanale pari a zero.

E anche questa domenica con aria frizzante e zero nuvole in cielo sarebbe di quelle da portare la famiglia in gita sulle Alpi per godersi una polenta al primo rifugio aperto come da manuale dei "merenderos". Purtroppo (?) non ho fatto i conti con il resto della ciurma, la cui voglia di alzarsi dal letto è direttamente proporzionale a quella del Tapabada di sciropparsi n. km in auto per giungere alla prima protuberanza alpina.

Ne deriva una partenza ritardata, un percorso breve, da scalare prevalentemente sotto la stecca del sole. Chiudo pure in largo anticipo sul previsto. Le nuove NB V3, alla prima uscita, mi stampano due belle vesciche sul retro, e confermano la tesi che se la vocina ti dice di stare a letto tu devi assecondarla... anche in giornate come questa, #but o non #but.



22 giugno 2016

But #2

Tra le cose più improbabili, ma anche memorabili della vita podistica (e non solo) del tenutario di questo blog ci sarà sicuramente la BUT. Una ultratrail che per me vuol dire esplorazione. In questo caso più di me stesso che dei luoghi che attraverserò. Sarà sopratutto una non corsa, piuttosto una lunga passeggiata che speriamo di completare nel tempo limite. Ma qualora non si arrivasse in fondo non starei a dolermene più di tanto. Senza scomodare frasi celebri su viaggi iniziati con il primo passo il mio viaggio è già iniziato con la ricognizione del percorso. E' stato bello perché con la mia guida indiana abbiamo cercato il percorso in mezzo alla neve, lo abbiamo abbandonato e poi recuperato ... insomma abbiamo esplorato. E questo è il senso che la BUT ha per me.


6 giugno 2016

But #1

Mi consola pensare che non sarà per sempre. Nel senso che un giorno smetterò di gettarmi in folli (tali solo x me) avventure podistiche. 

Causa mancanza di socio accantono, ma solo per il 2016, il Sentiero Frassati TT.AA. e passo ad un più modesto trail da 80 km(!) in mezzo alle montagne di una vita, sperando che dopo il 18 luglio non si intenda quella passata.

Nell'attesa di conoscere la concretezza della suddetta affermazione procedo ad allenamenti mirati, come si addice ad un padre di famiglia libero da impegni. Approfitto dunque del lungo ponte per metterci dentro ripetute in piano, anzi sull'asse (3 camicie, due jeans e 4 magliette), in salita, o meglio sulla scala (una tapparella e due armadi) e un po' di resistenza: 2 giorni 2 passati con mia figlia senza il supporto fisico della moglie.

Esco dal weekend provato, ma più consapevole delle mie possibilità (cit.) in vista della #but.


7 gennaio 2016

Gps-munito

La fase punk/alternativa è durata meno di un mese. In questo periodo di ribellione dagli orpelli tecnologici entravo in garage per calzare le scarpe da corsa e nel frattempo aprivo la portiera dell'auto per illuminare sul display l'ora di partenza. Al ritorno facevo le medesime cose in ordine inverso. Ieri avrei voluto proseguire sulla strada romantico/podistica, lasciando a casa il Garmin, per salire al Forte di Orino, che tanto il percorso si conosce bene.
Poi ho ceduto. La statistica è una forma di disciplina mentale simile alla maratona. Non sapere a fine anno quanti km ho percorso con un paio di scarpe piuttosto che con un altro, o il dislivello complessivo o il kilometraggio mensile genera in me un'ansia patetica al cospetto delle vicissitudini quotidiane. Il proposito per il 2016 è quello di dimenticarmi il più possibile il giocattolino a casa.
Considerazioni a margine per lo scrivente: nel 2015 ho corso meno km rispetto all'anno precedente, ma ho fatto più salita. Solo una statistica ...




26 settembre 2015

L'estate addosso

Seduto nel giardino della villa, vedo le prime foglie dell'acero rosso cadere. L'estate se ne va e cosa mi resta addosso? 
Sicuramente i 62 km della Strafexpedition. Mi sembra di essere tornato alla mia prima maratona. Anche allora, a distanza di giorni, non realizzavo ancora l'esperienza conclusa. "Ne ho fatti 42!". E adesso... Sì è vero; è stata una lunga passeggiata, ho impiegato un tempo spropositato, potevo far meglio. Ma alla fine sono arrivato al traguardo.
Di questa estate mi rimane addosso soprattutto il fascino della scoperta, dei nuovi sentieri che ho percorso e delle tante catene a cui mi sono aggrappato, goffo, qualche volta spaventato, sempre con tanta adrenalina addosso. Quelle sul sentiero Roma e quelle del Sass de Putia, una promessa realizzata dopo 10 anni. 

Sentieri calpestati a giugno ora ricoperti da una foresta di felci, o già spruzzati dalla prima neve. Come questo cortile che tra qualche giorno sarà pieno di foglie ... Di quest'estate mi rimane addosso la curiosità del bambino che apre la porta, il cuore in gola, e salta oltre la siepe. Il primo passo nel buio è l'inizio della prossima avventura.



1 aprile 2015

Beato lei che corre



Capita spesso. Mi aspetta sul balcone ancora in pigiama e appena svolto l’angolo e mi vede grida nel buio mattutino: “Buongiorno”, “Ciao”. Al mio saluto con la mano oggi si è fatto più intraprendente: “Come si chiama?” “Mauro”, “Buonagiornata Mauro”, E poi un “Beato lei che corre”, perso nel vento ormai dietro a me. Ho alzato il braccio per l’ultima volta e ho sorriso all’alba che montava.

6 maggio 2014

Hotel Maddalena



Amo la corsa. A modo mio. Ancora adesso gli amici mi chiedono dell’ultima maratona o della prossima mezza. Io a ripetere che ho mollato il colpo. Ora mi dedico al trail, alla corsa in montagna. Gli amici restano sempre perplessi. Forse per i termini che uso, forse per gli abbinamenti che fanno. Leggo il titolo del mio blog. Non mi sento né runner e nemmeno tapascione. Semmai mi sento “der Wanderer” o come si traduce in italiano. Certo, mi alzo ancora quasi tutte le mattine a correre: progressivo, lento svelto, anche qualche intervallato. Ripetute no grazie. L’unica prestazione che mi interessa è abbattere i 33’ nel salire alla chiesetta di S. Barbara. Per tastare la mia condizione, per alzare l’asticella, per gioco. L’obiettivo vero è correre senza il Garmin che mi detta il tempo, in sintonia con lo spettacolo della natura che mi circonda. Difficile per chi di mestiere raccoglie e osserva fenomeni statistici tutti i giorni. Però…
Oggi sono ispirato dalla curiosità, esplorare i propri limiti e l’ambiente in cui mi trovo. Quando percorro le tracce del Motty per un sentiero tanto noto ai più quanto sconosciuto al sottoscritto. Quando con le girls arriviamo al castello per un percorso tutto da scoprire ai nostri occhi, che svela la "busa" nella sua totalità.
 
O come l’altro giorno quando, scendendo da S. Barbara, imbocco via Ardaro, passo dalla casa dei nonni in cui ho trascorso le estati della mia infanzia, supero S. Giacomo e salgo alle Foci. Quattro case, dove era sfollata anche la mia famiglia ai tempi della guerra, ora occupate, per contrappasso, dalla nuova orda di tedeschi. Seguo il cartello che indica strada senza uscita, perché è una delle cose che mi viene meglio nella vita e perché attirato da un animale che 500 metri sopra di me è uscito dal bosco per brucare l’erba e godersi l’aria frizzante che viene dal passo del Balino. La strada termina in una rimessa di ferri vecchi. Sulla sinistra tracce di sentiero conducono nel fitto del bosco. Poi una scalinata in legno tutta nuova mi fa guadagnare quota. Il sentiero diventa evidente, ben curato, addirittura le indicazioni riportanti i nomi degli alberi che incontro. Poi la pendenza si attenua, inizio a correre. La strada non arriva al cervo che ho visto lassù. Dopo una decina di minuti sbuca nei pressi di quello che resta dell’ormai abbandonato hotel Maddalena. Su quei pendii mi portava il nonno, alla scoperta di quello che c’era oltre la siepe di casa, dove ogni scatoletta arrugginita era un residuato bellico e le nespole per terra bombe a mano inesplose.
Ora mi siedo nell’erba alta a riprendere fiato, a trasformare una strada senza uscita in un sentiero pieno di ricordi.


13 gennaio 2014

Il paradiso è qui!


In valle senza MAF, ma con il MAFFE. Su e giù a far dislivello, trainando slitte ringhianti e frignanti e pit stop in malghe per intergrare liquidi e solidi (no-kaiserschamarren-no, knodl bitte!). 

Il Garmin dimenticato in fondo alla valigia un’intera settimana, sostituito da Nordic in cerca di ghiaccio da grippare. Allora si esce in passeggiata (30 minutes no more) che fa quasi buio. In jeans e giaccavento casual tanto per far vedere alla guida indiana il mio paradiso estivo. Su oltre la chiesa non si resiste alla tentazione di continuare con il verticale. Si prende il salitone che sbuca sulla strada per il Wurzjoch. Neve quanto basta per faticare più di quest’estate. Il tempo di una foto alle Odle e via oltre il Putzerhof in neve fresca verso la forestale che sale alla Russis Kreuz.


C’era una volta un ponte che non arriva più. La guida della guida sembra essersi perduta, anzi sicuramente perduta. La traccia nella neve termina nel buio del bosco che ci circonda. Avanti sempre avanti, che il ponte non deve essere lontano. La camminata si fa corsa, prima lenta poi più affannata, in cerca dei riferimenti estivi. La giaccavento in vita sopra jeans ormai bagnati. La frontale, appena accesa, rischiara l’indistinto davanti a noi. Tutto adesso è famigliare ed il ritorno è sul sentiero estivo, ostruito da qualche abete caduto per la troppa neve. Ancora uno strappo e poi le luci del paese laggiù in fondo.

Sette-otto chilometri? Poco importa. Nessun beep a distrarre l’orecchio dai suoni del bosco. Solo il tintinnio dei rampocini tenuti in mano che il tempo è tiranno. L’asfalto finale fa prendere velocità. “Che spavento! Mi sembravano cavalli”, “Stia tranquilla, signora, siamo solo uomini-cavallo!”.
Il paradiso è qui!


20 dicembre 2013

A year in review ovvero dell'ispirazione


Dunque, ricapitoliamo. Ho corso (con il pettorale o senza, in buona o cattiva compagnia) dieci volte dieci: 3 tapasciate, 3 cross, 3 trail e una gambadoro. Nessuna maratona. Sei mesi vissuti pericolosamente. Dal 1° giugno stop. In ordine sono arrivate una neuropatia genetica, una protrusione discale, una bronchite non curata. Corse prese di petto e finite per dire che le finivo. Un relitto che dodici mesi prima correva le maratone.
Meno di duemilachilometri in un anno, mediamente 12 allenamenti al mese, che fanno 13 km per ogni uscita. Era dal 2009 che non facevo così poco (e così schifo).
Il bimbo che leggeva Salgari si domandava come facessero quei velieri a restare a galla, nonostante le cannonate ricevute: cordami, trinchetti, vele, tutto giù. Poi trovava la spiegazione: l’albero maestro! Finché quello resiste, in porto ci si torna.

Come il galeone del CorsaroNero oggi il Tapa non ha perduto il suo albero maestro, che si chiama ispirazione. E a quella mi aggrappo. E’ la molla che mi fa abbandonare il caldo piumone ed uscire nel buio e nel freddo della mattina. E’ soprattutto la molla che mi fa tornare a casa con la voglia di riprovarci domani. Non corse particolari da preparare, personal best da limare. Solo l’ispirazione che sento quando il silenzio mi circonda e sono ancora - per un po’ - padrone delle mie gambe.
E non finisce qui. Seguo il MAF, perché l’anno prossimo ho voglia di fare, di vedere nuovi posti, di esplorare sentieri nuovi. Poi magari la mattina della gara mi sveglierò e starò a letto, pur di non indossare il pettorale, pur di non soffrire così tanto.
Ma per me correre resta l’unico modo di tornare alle origini, a quel bambino che leggeva Salgari. Spogliarsi di tutto e viaggiare leggeri, nel corpo e nell’anima. Coprire la distanza tra A e B nel minor tempo possibile è un abito mentale a cui non posso sottrarmi. Almeno per ora. Finché ci sarà un luogo da scoprire, finché terremo botta, finché ci sarà l’ispirazione.
Merry Christmas!

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