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26 gennaio 2013
Oggetti smarriti
La sacca della
corsa resta abbandonata in un anonimo vagone del MI-NO delle 18e45, alla
fine di una settimana per niente facile. Chissà che lezzo avrà avuto la
bomba chimica per l'impavido che ci ha ficcato dentro il naso curioso.
Imprevisti che capitano. Mai affezionarsi alla "roba", neanche se si
tratta della sciccosa maglia indossata nella prima maratona del
Tapabada. Che poi quella maglia fa parte di un'altra vita. Dimenticarla sui
binari è stato solo il segno della svolta.
20 marzo 2012
18 marzo - Maratona di roma
La
nota positiva di questa trasferta romana è che sono tornato a correre: 30 km, senza avvertire dolore al ginocchio. Poi cosa resta? Uno dei peggiori tempi sulla
distanza per il Tapabada, dodici km di camminata svelta a rimirar palazzi (e meno
male che eravamo a Roma e non sperduti in mezzo a qualche risaia), una tattica
di corsa suicida. Ma va bene così. Roma val bene questa sofferenza. Parto in
fretta per finire in fretta, prima che il ginocchio si ricordi di reclamare la
sua presenza. Il ritmo è per me troppo alto, sotto ai 5’/km per qualche
manciata di secondi. Cerco di frenarmi, ma sembra impossibile. Così alla mezza
passo in meno di 1h45’. Poi fino al 30esimo barcollo, ma non mollo. Infine mi
fermo. Senza benzina, cotto, nonostante il vento primaverile offra la condizione
migliore per correre. Mi pare che il ginocchio sia lì per cedere. Gli ultimi dodici
km sono una passeggiata, non proprio piacevole, per le vie del centro storico.
Chiudo in 3h49’31” con un senso di malessere diffuso, le forze mi hanno
lasciato un’ora prima, adesso mi pare di non essere neanche tanto presente con
la testa. La decima maratona del Tapabada va in archivio così. E per oggi non
ho null'altro da aggiungere.
21 dicembre 2011
Matematica
A futura memoria: real time, km totali percorsi nelle ultime 13 settimane di allenamento e km per settimana delle ultime 8 di 9 maratone del Tapabada. Poi uno dice che la maratona non è matematica.
12 dicembre 2011
Sopravvissuto e sopravvivente
Sopravvissuti
e sopravviventi o Ho ancora la forza: quale tra queste due
canzoni del liga scegliere come colonna sonora della nona maratona del
Tapabada? Sopravvissuto ad un’altra fatica su asfalto era il mio stato d’animo
all’arrivo, con ancora la forza di terminare dignitosamente una maratona senza
preparazione specifica. Al trentesimo non mi capacito di essere ancora in grado
di pensare al traguardo. I continui cartelli dell’organizzazione che rimandano
al bus navetta per i ritirati solleticano il mio profondo. Che ci faccio io
qui? In mezzo a questo serpentone di gente che si muove verso il traguardo, ad
un passo da campi ancora verdi di questo caldo autunno. Sarebbe da lasciarsi
cadere sfiniti sul ciglio della strada, a rimandare giù quello che vuole venire
su, andare affanc… tutta sta fatica. L’abitudine sbiadisce la dipendenza
emotiva. Francesco ci confessa di lacrime asciugate dopo aver tagliato il traguardo
della sua terza maratona. Quanto mi sembrano lontane quelle emozioni ai miei
occhi! Ma ogni maratona è un’esperienza a sé stante ed oggi l’emozione è una
pacca sulla spalla ricevuta e una data sulla linea dell’arrivo. Nella stanza
che ci ospita in quattro, ognuno di noi lancia sul tavolo il proprio futuro
certi che la notte farà buon uso delle nostre previsioni. Io dico tra le tre
ore e trenta e le tre ore e quaranta. E così sarà; che la maratona è matematica
e nulla puoi lasciare al caso.
Parto
con il Pres che cerca il PB, il passo è intorno ai 5 min/km, un po’ più tirato
di quello previsto, ma fino alla mezza tutto scorre veloce nell’incanto di una mattina
non troppo fredda e di scorci bucolici. La spia rossa si accende all’inizio del
falsopiano che segna il 24esimo e che si allunga per altri quattro km. Non c’è un punto preciso di
rottura, Tra il 25esimo ed il 30esimo km più volte penso di fermarmi, ma
resisto. Soffro dal
35esimo in poi, la testa va via per un po’, mi perdo nei miei pensieri, ma ritrovo
il Pres al ristoro del 39esimo e con lui una motivazione per terminare la
maratona in 3h34’01”. Poi una pacca sulla spalla vale più della medaglia
(molto bella). Sopravvissuto e sopravvivente.
6 dicembre 2011
Punti fragola
Si potrebbero scrivere pagine e pagine sulla settimana che precede l'impegno podistico in una maratona. I libri ed i siti dedicati si dilungano su questo fondamentale periodo pre-gara, elargendo consigli su tipologia di allenamenti e alimentazione speciale da seguire negli ultimi giorni che ti separano dalla gara, in modo da arrivare al fatidico giorno al top della forma; insomma per non mandare in vacca mesi e mesi di duro lavoro. Attenzione dunque podista-tapascione! Anche tu che corri al folle ritmo di 5min /5min e 10sec al km (e che pensi ugualmente di poter emulare Baldini) devi sottostare alla dieta dissociata (tre giorni solo proteine, tre giorni solo carbo), dedicarti alla corsa ritmo gara nella domenica che precede, fare le ripetute di scarico-glicogeno il mercoledì antecedente, e poi... e poi la messa è finita e puoi andare in pace.
Il Tapabada raccoglie gli ultimi punti fragola sul lago. Esco da casa con il naso all'insù perchè oggi Santa Barbara devo accontentarmi di guardarla da sotto. Strada facendo la nebbia si dirada, sul lago e nella mia testa. Parto per una prima serie di 4 km un po' allegra (4'48''), seguita da un'altra più mossa (4'41''), per finire con 3 km tirati ma non troppo (4'22''). L'ultimo km della prevista terza serie di quattro lo lascio ai posteri perchè i mercatini prenatalizi abbagliano le girls e accorciano le tabelle scritte sui manuali. In tutto fanno 16 km. Sensazioni negative dopo i primi due km (mi fermo dunque (ci) sono), poi la corsa si fa più fluida e termino con la speranza di portare in fondo anche la maratona numero 9. L'ultima settimana la battezzo con polenta di Storo e Teroldego Rotaliano. Poco da correre e tanto da celebrare nei prossimi giorni. I punti Fragola sono già sulla fidaty, domenica passo a ritirare il premio che mi spetta in quel di Reggio.
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21 novembre 2011
Altro lungo
30/11 LL 31,5 km
6/11 Trail delle Terre di Mzzo 34 km D+700 mt
13/11 Trail di Portofino 34 km D+1300 mt
20/11 LL 30 km
Adesso basta. Dopo Portofino ho impiegato 5 giorni per riprendere le funzionalità motorie. Prima i tendini di Achille ora il piede sx di Priamo. Ieri la benzina era finita al 25esimo km. Reggio si allontana rapidamente. Proviamo sabato un 4x5000 e poi si decide. Non c'è lo spunto del campione ...
29 marzo 2011
Solitario e finale
Adesso ho ripreso a correre. Negli ultimi tre chilometri mi sono fermato due volte, ai bordi della strada. Ho cercato di svuotare uno stomaco che non fa passare nulla. Nausea, crampi, non sudo più, sento addosso tanto freddo. La lunga discesa da Vittorio Veneto è terminata. Di fronte a me le mura di Treviso, i due gonfiabili annunciano l’ultimo chilometro. Una curva, applausi, tanta gente. Poi un’altra curva e siamo nel centro storico. Passo il cartello dei 41, guardo a terra perché le gambe non mi sostengono e ho paura di cadere. Seguo un altro corridore, mi concentro solo sui piedi in movimento. Tante curve, cerco di ricordarmi le strade percorse ieri sera. Svolto a sinistra e scorgo il traguardo. Non riesco a focalizzare il tempo sul tabellone, continuo a seguire i piedi del corridore davanti a me. E’ finita: 3h29m23s (3h28m29s, PB sulla distanza). Non ho la forza di alzare le mani, tremo, mi mettono al collo una medaglia, un telo sulle spalle. Mi aggrappo ad una transenna, se mi siedo non riuscirei a rialzarmi. Intorno a me nessuno, mi pare di essere completamente solo, alla fine di una corsa lunga una vita e non 42 chilometri. Finisce così questo ultimo km: solitario e finale.
La mattina era iniziata sul bus navetta che porta alla partenza di Vittorio Veneto. Siamo in tre. Con me Michele dall’estremo ovest e Domenico ultraman dell’estremo sud. La passionaccia ci fa incontrare qui, nel profondo est. L’attesa dura parecchio, poi il colpo di pistola mi sbatte sulla faccia il vento che scende dalla montagna. E’ tutta discesa, soprattutto nel primo terzo di gara. Le gambe vanno e supero i pacers delle 3h30, a cui mi volevo accodare. Da qui a Treviso è un lungo stradone, la monotonia spezzata solo dalla gente che applaude nei paesi che attraversiamo. Il vento ora sferza trasversale, arriva dal mare. Le gambe girano costantemente sotto i 5’/km. Penso che farò la fine di Milano: bollito al 35esimo. Ma non ci penso a rallentare. Il cronometro, posizionato a metà gara, fissa il mio passaggio alla mezza in 1h44’42’’. Il dolore al piede, avuto sin qui, sembra passato, come passa il ponte sul Piave nei pressi di Nervesa della Battaglia. La corsa è in solitudine, cercasi compagni inutilmente. Allora mi concentro sui tricolori sparsi un po’ tutto intorno. Tengo la testa bassa per non immaginare quel rettilineo senza fine davanti a me. Siamo a Spresiano (28esimo km). Al ristoro del 30esimo metto in pancia il primo gel. La mia andatura è a strappi: un km a 4’54’’, poi a 4’58’’, poi ancora più veloce, segnali che il cedimento è prossimo. Prima di entrare a Villorba iniziano i primi crampi allo stomaco, poi la nausea. Al ristoro del 35esimo non va giù nulla, al 36esimo una signora offre prosecco e penso che qualche bollicina farebbe al caso mio. Mi devo fermare, non sudo più, sento freddo, vorrei solo svuotarmi. Mi fermo ancora un’altra volta. Poi, in fondo al viale riconosco le mura di Treviso. Riprendo a correre per l’ultimo km, solitario e finale.
21 febbraio 2011
Scarlattina e polenta
Settimana così così. La pioggia assedia Tapasciopoli e la scarlattina fa le sue vittime a casa del Tapabada. Gli allenamenti vengono perciò condensati nel fine settimana. Venerdì e sabato a ritmo sostenuto. Poi domenica tra le tante gare in programma Ultramarathonman ed il tenutario del blog scelgono di far felici le mogli. Niente gare, solo un giro sul Ticino per tornare a casa presto. Dal Ponte di ferro fino alle dighe del Panperduto per 24 km a ritmo maratona (in mezzo ci mettiamo anche una mezz'ora a RM -10"). Da qui si potrebbe continuare fino al lago Maggiore. Sarà oggetto di discussione per il prossimo lungo.Il tempo aiuta gli audaci, nuvole tante, ma solo qualche goccia. La pioggia vera arriverà una volta a casa, perché le buone azioni (in questo caso far felici le mogli) pagano sempre. Le gambe sono pesanti, ma quando c'è da cambiare ritmo rispondono bene, segno che il lavoro inizia a dare i suoi frutti. Poi a casa, giusto in tempo per preparare il cibo dei campioni (rigorosamente 30% farina gialla e 70% farina rossa di Storo) da accompagnare con il nettare degli dei (Teroldego della piana Rotaliana)
29 novembre 2010
In paradiso
Dalla grande paura al grande freddo. Siamo in tanti oggi qui a Firenze per santificare il giorno del dio della corsa e della sua creatura più cara che è signora maratona. Storie diverse ma non troppo, scritte negli occhi di tutti noi che ci infiliamo nelle gabbie, su una piazza Michelangiolo spazzata da pioggia e vento. Siamo arrivati qui con le nostre tabelle di allenamento, le tante ore sottratte alla famiglia, agli amici, ore passate a correre nel buio della notte o alle prime luci dell’alba. C’è chi ha fatto i compiti per bene e chi un po’ meno, ma tutti siamo pronti al giudizio universale. Chiusi in quelle gabbie per mezz’ora filata, con il solo sacco di plastica fornito dagli organizzatori a ripararci dal freddo, il vento e la pioggia, che lava le nostre colpe di figli, mariti e padri.
Nella città di Dante ognuno di noi è pronto a scrivere la propria Divina Commedia. Si perché la maratona è questo. C’è il paradiso dei primi 30 km, quando il tapascione corre nell’estasi e nella gioia di partecipare alla festa di tutti, quando il gesto atletico è ancora fluido e la mente sgombra da cattivi pensieri. Poi arriva il Purgatorio (dal 30 al 35esimo km), e si inizia ad espiare le colpe di studenti negligenti. Le certezze vengono meno e avanzano nella mente i timori di un peggio senza fine. E poi c’è l’inferno, il cui inizio è in un qualsiasi punto a partire dal 35esimo km. I primi dolori, i crampi, la sofferenza segnata sul volto, quando la maratona diventa masochismo e non si può fare appello al dio della corsa.
Oggi però il Tapabada è qui per festeggiare la sua resurrezione podistica e poco importa di quello che il cielo vomita da lassù. La partenza è lanciata, giù verso l’Arno e per i lunghi ed ampi viali. Ale ed io corriamo sui 5’ e spiccioli. Ogni km che passa leva via le angosce degli ultimi giorni, il ritmo della corsa le annulla. Fortezza da Basso ed il parco delle Cascine segnano i primi 10 km. Anche il nostro dio porta consolazione: la pioggia diventa fine fine. Si supera il 15esimo e si passa il fiume sul ponte della Vittoria. Palazzo Pitti, i giardini di Boboli e poi ancora il lungarno con il vento e l’acqua che ci puntano dritto e tolgono il fiato. Siamo a metà gara, transitiamo in 1.46 (5’04’’ al km). Ci superano non pochi podisti, ma sappiamo che la corsa non è ancora iniziata. Zona Campo di Marte, poi lo stadio comunale, ecco il ristoro dei 30km. Prendiamo al volo qualche integratore, ma non ci fermiamo. Ora viaggiamo costantemente sotto i 5’/km (alla fine sarà negative split di quasi due minuti). La fatica avanza, ma il corpo è ancora integro. Dopo il 33esimo superiamo i primi podisti alle prese con il loro inferno, c’è la sensazione che questa sarà una bella giornata per me ed il mio socio. Filiamo via verso i budelli del centro storico e la carica che non danno gli integratori lo dà l’incitamento della folla nei passaggi più suggestivi. Siamo al 39esimo quando superiamo Ponte vecchio. Mi giro, vedo Ale che mi segue a giusta distanza. Vorrei aspettarlo per un finale da libro cuore, ma oggi le mie gambe non vogliono rallentare. Per la prima volta da questa mattina guardo il tempo fin qui impiegato, mi sento come mai successo a questo punto di una maratona. Allora spingo ancor più forte sull’acciotolato fradicio di acqua e sudore, solo per il gusto di correre, di sentire che vivo. Un incitamento al pres fermo per crampi e ad un altro compagno di squadra che sfilo via. Poi è tutta adrenalina Tapabada style: i due km finali a 4’38’’, le ultime curve a testa bassa, che gli occhi lucidi non si devono vedere nelle foto. Fermo il crono a 3.31.14, ma non il mio cuore che sa ancora emozionarsi come me. Mi giro e aspetto Ale per festeggiare con un abbraccio liberatorio: lui il personal best io la resurrezione. In questo paradiso di pioggia e freddo.
26 novembre 2010
Alive & kicking
Confesso all'anonimo (?) lettore che reclama l'aggiornamento del blog che il tenutario del qui presente ha avuto la quasi certezza di lasciar perdere tutto. Intendiamoci mica per sua volontà, ma perché alle volte il famoso piano B te lo presentano gli altri senza possibilità di replica. Ma così gira il mondo: ieri ero qui e domani sarò lì. Nel frattempo una mezza maratona, corsa con la convinzione che sarebbe stata l'ultima volta della mia (pur) breve vita di tapascione e 26 km allenanti in 15 giorni. Niente male per quel che mi aspetta domenica, ma la testa conta più delle gambe (non solo nella maratona). L'importante è avere l'ispirazione, quella che mi porterò racchiusa in un foglietto sotto la soletta della scarpa dx.
"La maratona rappresenta l'esistenza. Ha punti bassissimi che devi superare e momenti d'estasi che ti sforzi di prolungare. E' un'esperienza spirituale attraverso la quale entri più profondamente in contatto con te stessa, trovando le risposte che cercavi" (P. Radcliffe)
“Se la notte sogno, sogno di essere un maratoneta” (E. Montale)
16 agosto 2010
Aperto a Ferragosto
Torno al piano dopo due settimane di su&giù. Conseguenze zero per il quotidiano apfel strudel durante lo stop. Per celebrare il ferragosto il Tapabada si mette di buzzo buono e ne fa 30 + 2: su fino a Ceniga e ritorno lungo la ciclabile del Sarca, che dopo le abbondanti piogge oggi sembra un fiume dell’Hindustan. Buon ritmo post-ferie e post-canederli, con ultimi 5 km sui 4’40’’. Dopo mezz’ora di corsa mi attraversa un gatto nero senza coda. Passo la successiva mezz’ora a considerare gli effetti collaterali dell’episodio sull’attività podistica del tapascione medio.
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28 aprile 2010
4107
Stamattina a scendere le scale il ginocchio fa meno male (forse crede anche lui nella remontada blaugrana di stasera). Il clima è fresco e tento di spingere un po' di più, dopo le ultime uscite very soft, post-donazione. Provo una serie da quattro di 1 km CL + 1 km CV. Il primo km veloce è un pianto, ma non mollo. Così l'ultimo scendo verso i 4' al km. Il ginocchio riprende a far male, ma ormai l'allenamento è terminato. Intanto è arrivato il bib number per Firenze: 4107, una nuova avventura ...
12 aprile 2010
TS (podistico)
“Amo Milano perché mi ha fatto conoscere il mondo fin da bambino" raccontava lo scrittore-giornalista che tanto manca a tutti noi. Così iI Tapabada ama la Milanocitymarathon (voto 6), perché gli ha fatto conoscere la maratona fin da neofita della corsa. Allora, era il 2005, fu il battesimo del tapascione sulla distanza. 5 anni dopo eccomi qui in una fredda e ventosa mattina di aprile in una landa desolata che si chiama Rho-fiera, al ritorno in una maratona, dopo un anno e mezzo di appuntamenti mancati. Rispetto a cinque anni fa molta nebbia e molti clacson in meno. Percorso non disprezzabile (voto 6,5), anche se non il più veloce al mondo come cercava di convincerci gridandolo nelle nostre orecchie lo speaker alla partenza. Ovviamente poca gente sulle strade ad applaudire, ma il tapabada, abituato alle cavalcate solitarie e mattutine, non cercava certo applausi nella Milano dei non-milanesi (voto 4). La misera cronaca di questo tentato suicidio (podistico). Partito in compagnia dell’altro sanmarchino M., per buona educazione mi sono adeguato al passo del collega, pensando di farci raggiungere presto dai palloncini delle 3h30. Così ho corso senza troppe apprensioni per la prima metà gara ad un ritmo intorno ai 4’50-55", un po' più basso di quello previsto dalla mia roadmap. I pacers ci raggiungevano al 20esimo e subito comprendevo che la loro andatura era più veloce dei 5'/km. Eppure, confidando nell’errore del mio gps o in chissà quali capacità “extramatoriali”, continuavo imperterrito a stare attacato ai palloncini, dritto all’appuntamento con il suicidio. Al 30esimo km, superato in 3h28’, ero ancora abbastanza lucido da capire che avrei potuto rallentare e fare la mia gara senza affanno. Ma niente, le gambe giravano, il cuore era in festa e la testa … senza ossigeno. Così arrivò il 35esimo km e alla sesta maratona il tapabada sperimentò fantozzianamente quello che tutti chiamano il “muro dei 35”. Salivazione azzerata, problemi psicomotori evidenti, difficoltà di pensare a qualcosa di diverso del “mi fermo qui”, “questa è l’ultima maratona che faccio, lo prometto”. Prima fermata al 36esimo, e tra il 40 ed il 41esimo una lunga camminata a sperimentare quanto sia effettivamente lungo Corso Sempione se non si viaggia sul pulman della Stie. Mi faccio coraggio in vista del km finale e riprendo a correre (possibile? forse me lo sono sognato), persino con una certa spinta, tanto per non dare la sensazione di essere più di là che di qui ai (pochi) spettatori presenti sul rush finale. Chiudo il tentato suicidio in 3h31’05’’ che poi, a pensarci bene, è la seconda prestazione sulla distanza. Insomma tagliato il traguardo, ancora con la medaglia fumante al collo (voto 6), il Tapabada già pensava a quale sarebbe stata la sua settima maratona.
7 aprile 2010
Ispirazione
Veloce resoconto degli ultimi allenamenti. W-e al lago con CL sabato e RG domenica (15 km a 5 min/km). Ripresa martedi senza crono con ritmo sostenuto e oggi poca voglia al parco dopo notte mezza insonne causa pargola. Guardo le tabelle di avvicinamento alle altre maratone e mi sembra che nelle precedenti abbia fatto meglio e di più nelle ultime settimane. Comunque la media è di circa 43 km nelle ultime 12 settimane, non male visti i tempi. Domani ultimi 50’. I numeri hanno grande importanza per chi si prepara a questa corsa, ma occorre soprattutto l’ispirazione. Questa mattina andando in ufficio ho incrociato un arzillo (neanche tanto) vecchietto intento a corricchiare: tuta di maglina, scarpe da running un po’ datate, marsupio scolorito in vita. Mi sembrava un tipo ispirato, niente tabelle, ma solo voglia di correre.
31 marzo 2010
Ritmo gara, anzi progressivo
Non ce l’ho fatta. Cambiandomi di tutta fretta prima di uscire per l’allenamento di mezzogiorno mi ripetevo: “Oggi solo ritmo gara, oggi solo ritmo gara”. Ed invece eccomi a mettere la P di progressivo sotto la data di oggi nella tabella allenamenti. 9 km in progressione per inziare la settimana podistica, circuitando lungo il perimetro del Parco Sempione. Le gambe girano bene nonostante il lunghissimo di domenica, così accelero fino a girare in 4e30 gli ultimi chilometri. Molti podisti sullo stesso giro, la maggior parte con la maglietta di qualche passata edizione della Milanocitymarathon per ricordare a chi li incontra che si inizia a fare sul serio.
28 marzo 2010
- due settimane
E’ finita la penultima settimana in preparazione di Milano. I km sono stati 60 e gli allenamenti 4, con il finale di domenica: 35 km in tre ore. Non male. Oggi eravamo in quattro a correre lungo i canali del Parco del Ticino. Oltra ai due Ale si è aggiunta la new entry Maurizio. Lasciata la macchina al ponte di ferro di Oleggio ci siamo diretti oltre Castelletto di Cuggiono. Aria frizzante all’inizio, poi un sole tiepido ha permesso di correre più sciolti. Ultimi 3 km corsi intorno ai 4’40’’. Le sensazioni sono state buone, anche se sui tratti di sterrato l’appoggio del piede sx mi dà ancora molto fastidio. Ora solo corsa a ritmo gara ed un allenamento di qualità a metà settimana e poi inzia il totometeo.
14 marzo 2010
Lungo, anzi lunghissimo
Le IVV - Fiasp rappresentano l'occasione migliore per fare dei bei lunghi aproffittando dei ristori lungo il percorso e del ricco buffet lunch finale. Così è stato, almeno in parte, anche oggi in quel di Oleggio. In programma un lunghissimo di preparazione. Dovevano essere 32, ne sono usciti 34km in tre ore esatte, tra salite e discese abbastanza impegnative. La tapasciata in sè è sembrata senza infamia e senza lode, un po' lontana dagli standard delle IVV che si organizzano al di qua del Ticino. Tuttavia la temperatura gradevole e la voglia di primavera hanno fatto passare in secondo piano tutto il resto.
28 febbraio 2010
Giro del lago di Varese
La buone notizia è che oggi ho fatto un altro lungo, la brutta è che non è stato lungo abbastanza. Per questa domenica era in programma il giro del lago di Varese, con Alessandro e Rob, a cui aggiungere 4 km per arrivare a correre 32km. La partenza un po’ tirata alla fine ha pesato sulle gambe e così mi sono fermato a poco più di 29km. La nota positiva è che gli ultimi chilometri sono stati corsi più veloci di quanto mi aspettassi. Insomma mi sono concesso anch'io un lungo alla Tergat. Era la prima volta che facevo il giro del lago. Veramente bello, sebbene la pioggerellina e le nuvole basse non abbiano esaltato né l’allenamento del tapabada né il paesaggio lacustre.
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