24 marzo 2015

22 marzo - Maremontana 23K



Ripartire di slancio. Per tenere fede ad una promessa, perché avevo pagato il biglietto con largo anticipo. E lo faccio da questa Maremontana, a Loano, che il mare di inverno è quello che mi veste meglio. Sì, inverno, perché piove e tira vento e la schiuma del mare sopra gli scogli sembra la foto di questo inizio 2015.
La voglia di mettermi sulla linea di partenza è quella degli ultimi tempi. In più ci si mette la pioggia battente alla faccia di tutte le previsioni, ma non degli organizzatori della Maremontana, il cui volantino recita sprezzante “Dalla sabbia alla neve”.
Ma siamo qui e allora tanto vale fare fatica. Arranco con prudenza sulle prime salite della mia stagione. Scrosci ventosi e sentieri trasformati in ruscelli mi accompagnano fino agli 850 metri s. m. di metà gara. Alle spalle il mare non si scorge più, nascosto dietro la montagna. Poi il ristoro e giù, con juicio, per non perdere l’unico ginocchio che ancora è sano. Tastare il fango con circospezione e poi procedere. Controllare lo specchietto retrovisore per evitare chi sfreccia sulla corsia di sorpasso. Dopo 3km di discesa ancora due strappi, corti ma non banali. Ormai il mare giù in fondo mi indica l’approdo. Ci arrivo a questo traguardo un po’ anonimo, come un film in bianco e nero … Per ricominciare.

24 novembre 2014

22/11 Winter Challenge 2014 - Cardana di Besozzo



Se sapevo che dopo la curva c’era il traguardo… Comunque il tempo mi soddisfa … Alla fine ce ne avevo ancora… E quindi? che sarebbe successo? avresti vinto?

Prima di gettarmi nella mischia dei giochi lasalliani, il prof. Levatino mi spronava: Parti a palla e finisci senza benzina! Il cross sta tutto qui. Senza sconti, niente tattica, superare o essere superato. Primitivo nei sentimenti, semplice nei bisogni.


E così ho fatto. Onestamente. Giù dalla discesa nel fondo del gruppo. Poi il curvone del parcheggio, inventato in mezzo al prato. Lo strappo che diventa Forcella Pordoi al  secondo giro. Scollini accanto ai due pini e giù dall’altra parte a inseguire quelli davanti. Un sueggiù spezza gambe, che il fiato era già corto dopo i primi 100 metri. La curva nel fango e poi su verso l’arrivo. Ripetere, prego, un'altra volta. Con tanti colori negli occhi, i sorpassi sempre meno frequenti, le gambe che si inchiodano ed infine il traguardo, dopo aver superato la decima donna in extremis. “Ma poverina, poteva non superarla”. Eh no signora, questo è il cross!

17 novembre 2014

17 novembre - 32esima Marcia dei podisti della Valle Olona



Un inciso ... chi dissemina la propria vita di parentesi magari non ne coglie il senso ultimo, ma si diverte da matti

Per tenere fede all’occhiello del blog oggi mi sono trascinato (sì lo ammetto) fino a Gorla Maggiore per questa tapasciata modificata nel percorso e nei chilometri, causa recenti alluvioni. A proposito, un plauso agli organizzatori: arrivando al ritrovo pensavo (speravo) di non trovare nessuno causa annullamento gara per avverse condizioni meteo. E invece ...
Da sette mesi lontano dalle IVV il Tapabada si è rituffato nel “suo” (pronunciato con affetto) mondo pieno di rinnovato entusiasmo. Un mondo come sempre capace di stupire, non solo per le nuove ricette captate sul percorso dalla viva voce delle camminatrici del Gurone, ma anche per i casi "umani più umani" incontrati nei circa 21 km (lo ammetto, ho allungato un po’ il tragitto per giustificare l’uscita dell’auto dal box) su e giù per la valle Olona. Esempio: numero impressionante di sedicenti trailers con zainetti in spalla (mi domando ancora adesso che cosa contenessero, se non sassi), nonostante l’abbondanza gastronomica reperibile nei punti ristoro, ed ancora uomini in calzamaglia (senza tema di essere smentito) per difendersi dall’umidità del periodo.
La tapasciata è servita per riprendere confidenza con un chilometraggio più elevato rispetto alle uscite del periodo, senza per questo doversi portare appresso le solite razioni K. Da riprovare in condizioni ambientali meno critiche, alla scoperta di nuovi percorsi intorno all’Olona (preferibilmente con meno tratti pianeggianti).

28 ottobre 2014

26/10 Tutti pazzi per il Casto



Chiudo gli occhi, assaporando il bicchiere di Menabrea che appoggio sul tetto dell’auto. Posso ancora sentire il rumore delle foglie spostate dai miei passi, nelle narici il profumo del sottobosco … il Casto dà alla testa (anche se assunto in piccole dosi – 21K).



Rimonto la stretta valle: tracce di archeologia industriale alle porte di Biella, assembramento urbano che opprime, palazzi a cinque piani a ridosso del monte. Capisco perché giù a Massazza l’autovelox fa paura: è un monito rivolto a chi vuole andarsene più che a quelli che arrivano.
Da queste parti ci ero venuto quattro anni fa e ho ricordi pieni di acqua e fango. Allora era tutto diverso, era tutto nuovo. Lo è anche oggi per un verso. Molta più gente, forse troppa. Molti zainetti, forse troppi, per fare 20 km in mezzo alla natura. Tanto cool è diventato il trail, una moda che mi fa scoprire nella moltitudine anche il gemello grassottello di Olson
L’offroad sta diventando out, almeno per me, a disagio in mezzo alla folla che occupa i luoghi dedicati allo spirito. Ma il Casto fa impazzire, perché se c’è un posto dove è bello correre in autunno allora è qui, se c’è una gara che rimane amatoriale, pur con la presenza di tanti campioni, allora è questa. E quindi diamoci su fin dal primo km, in mezzo ai tanti e poi a gruppi, perché il pendio verso il monte Casto fa subito selezione. I primi 6 km sono con il naso all’insù. Il ritmo è quello giusto, rompo il fiato e la salita mi pare meno dura di quella percorsa quattro anni fa. Si scollina e giù fino al primo ristoro tra sentiero e poderale corribile. Intorno nuvole basse fanno solo intravedere i colori di questo autunno. Poi il tratto a mezza costa, nel bosco, un su e giù dove le gambe vanno da sole. Come nulla arriva il 14esimo km, dove spunta il secondo ristoro. Mi sono imposto di prendere un gel ogni 50’ e di bere a sufficienza in una giornata particolarmente umida. Così faccio e riparto sul sentiero che di lì a poco tornerà a salire per la seconda e ultima asperità della giornata. Mi sento bene, le gambe girano come avessero trovato la forma dei giorni migliori, ma soprattutto mi sento in perfetta armonia con l’ambiente che mi circonda. Un incoraggiamento ai primi della lunga che mi sverniciano senza pietà. L’ultimo tratto in leggera discesa è uno di quei luoghi per cui invidi chi ci può correre tutti i giorni. Poi l’asfalto preannuncia i tornanti che buttano giù in paese. Il cellulare mi serve per documentare i titoli di coda, arrivati troppo presto, prima di una Menabrea da dimenticare sul tetto dell’auto. Tutti pazzi per il Casto. 


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