8 luglio 2015

28 giugno - Biella Monte Camino



“E poi l’anno scorso uno l’abbiamo portato giù in toboga”. “Ma dai?” – Avrò fatto male a dirglielo?

Seppure in ritardo sia mai che non scriva di questa corsa - solo salita. Che non si dica che quando il pres mi rifila 6minuti6 sia restio alla narrazione. 

Questa classica che parte da Biella centro per arrivare al rifugio in cima al Camino, passando da Oropa dopo 21km e 2200 mt di dislivello, era da tanto che la tenevo in caldo. E ho aspettato che fosse proprio molto caldo per scongelarla dalla mia waiting list. Una prima parte fino a Oropa assolutamente corribile con un falsopiano tipo Ponale. A seguire il sentiero prende quota e dopo la stazione a monte della funivia che porta al lago Mucrone l’impennata è notevole.

La mia corsa finisce già dopo qualche km fatto al trotto troppo allegro. Che non sia giornata lo testimonia il plurimedagliato settantenne che mi passa sul piano e poi la sverniciata del pres, quando ne mancano ancora tanti all’arrivo. Solo dopo, ma molto dopo, ritrovo il mio passo da skywalker e la salita mi pare lieve (più per licenza poetica che per il reale stato di efficienza del mio fisico). Alla fine spunta anche un sorriso, come il sole per lunghi tratti nascosto dalle nuvole. Le giornate nere sono altre, ma oggi è stata una sofferenza arrivare in cima! Organizzazione "ruspante" come piace a me, bottiglia di menabrea nel pacco gara, ristori abbondanti nel numero e pure nei contenuti, zaino con ricambio trasportato all'arrivo. Una pecca? La mancanza della sudetta birra al  ristoro finale.


9 giugno 2015

5 giugno - Vigolana Half Trail



Che silenzio. Par de esser in giesa!
Arranchiamo sulla salita per la Ceriola e le voci si sono smorzate dopo il cicaleccio da Italiani in gita dei primi 5 km falsopianeggianti. Ora il bosco inghiotte il sentiero e saliamo fino a Malga Derocca. La salita è tosta, ma mi sento così bene da tentare qualche sorpasso. Dimentico di bere frequentemente e arrivo al primo ristoro (ottavo km) evidentemente assetato. Poi la via riprende in costa (prima caduta, di coscia destra) e ancora in su verso la croce del Becco di Ceriola. La salita più tosta della giornata finisce al decimo km. Tempo per una foto alla Valle dell’Adige là sotto (per non essere da meno della coppia di americani che continua a fermarsi per scattare foto e poi riprende a ritmo forsennato, che il paesaggio già lo conosco). 



La prima discesa (seconda caduta, di chiappa, attutita da soft flask mezza vuota), serve per farmi superare da quei pochi che erano stati dietro fino alla croce di vetta. Ripida ma non troppo, la discesa si apre poi su pratoni e su una forestale in un a zona il cui incanto merita un pit stop bucolico. Il secondo ristoro a Malga Palazzo sembra una festa di paese. E via alle libagioni allora. Mangio: speck, formaggio, crackers, crostata. Cos’è quello? Massì mi dia anche la frutta secca che fa bene. Bevo: sali acqua con gas e senza gas, coca. C’è anche la birra? Si, ni, no, dai devo andare, magari del the, si del the è meglio, che poi sembro quello che corre i trail solo per i ristori). Riparto un po’ appesantito. Dopo un 200 mt di salita si può decisamente togliere il po’. Il tratto in falsopiano incita al piccolo trotto, ma io preferisco risparmiarmi (sì, si, diciamo che è per quello, ma in effetti lo stomaco mi sembra una lavatrice in piena centrifuga). Così inizia la salita verso il Cornetto di Folgaria in una valle semilunare. Mi sembra di viaggiare con passo sostenuto, ma chi mi ha superato dopo il ristoro è ormai un puntino davanti a me sulla cresta che porta al Cornetto. Quando ci arrivo io inizia a piovigginare. Tuona. Assalito dalle mosche (a proposito un plauso ai volontari, qui per i fastidiosi insetti, e su tutto il percorso per l’ottima vigilanza e l'incitamento) mangio qualcosa (probabile anche qualche mosca) e scendo con i bastoncini ficcati a punta in su nello zaino (quanto mai). Siamo oltre il 18esimo km. Si scende e poi sarà l’ultimo strappo di giornata al Becco di Filadonna, cima Coppi della gara. E qui, dove si dovrebbe correre, vengo frenato dalla vegetazione, su cui vanno a sbattere le punte dei sopramenzionati bastoncini (ma fermarsi e riporli nello zaino?) e dalla scarsa aderenza delle mie suole alle rocce viscide (allora la leggenda delle vibram che su roccia umida è come il sapone non è una leggenda?). I primi “cadaveri”: crampi, un telo termico svolazzante, addirittura un collega con annessa flebo e movimento del soccorso alpino. Metto i remi in barca e arrivo allo scollinamento. La discesa qui è veramente tecnica. Gambe e stomaco non seguono il legittimo padrone. Giù alla Paolone (terza caduta, di chiappa, la soft flask vuota questa volta non ammortizza, ma metto giù le mani in tempo utile). Un po’ di sorpassi, attivi e passivi, e quando vedo la strada spianare … quarta caduta di ginocchio con ferita lacero contusa. Al Rifugio Casarota mi sciacquo e bevo, bevo bevo, poi smetto di bere perché forse ho bevuto troppo. E infatti nei restanti 10 km che separano dal traguardo (tali dovrebbero essere perché intanto il Garmin sì è/l’ho fermato involontariamente per 3km3) appena provo a correre su un’ampia forestale lo stomaco si trasforma in una boule da agitare con cautela, al retrogusto di gel enervit, speck e diosacosaltro, ma comunque poco appetibile. Così cammino, in attesa che passi il momento no. Poi scende la pioggia, poi un chicco e poi un altro + grosso.

Gli ultimi 5 km, mentre diluvia, li faccio, questa volta sì, correndo. Il mio unico pensiero motivante è che l’auto, parcheggiata in un prato a mio giudizio poco permeabile, non ne uscirà più - ed io per giorni fermo a Vigolo Vattaro (sai quelle ansie immotivate che ti prendono e fanno fatica a lasciarti). Così arrivo al rush finale camminando. E poi strisciando, una volta passato dal parcheggio e aver fugato tutte le mie ansie :). Ma poi mi ritrovo a correre e correre come non facevo da qualche settimana perché il tipo che porta le ghette (?!) e i pantaloncini di maglina della Champion (che uso spesso quando vedo la tv sul divano) è uscito dal bosco là in fondo e io, che l’avevo superato qualche km prima, lo voglio tenere dietro, a tutti i costi, o io non mi chiamo più Tapabada.

26 maggio 2015

24 maggio - 3^ Trincea Trail



Corro i trail per momenti come quelli vissuti oggi: le gambe che vanno da sole su un sentiero nel sottobosco umido, gli occhi che si ubriacano del verde che sta intorno …

Da qui ero passato già per la prima edizione due anni fa e ancora prima per la Corsa in Trincea. Non mi ricordo il motivo, sicuramente futile, che mi ha fatto perdere la seconda edizione. Per poco non saltavo anche questa, fosse andata come doveva andare... E invece eccomi/ci a Cassano Valcuvia a cercare il bar che stava in piazza fino a due anni fa e adesso ha chiuso. Come sottolinea la signora in pigiama cui chiediamo lumi “Se cercate un bar siete capitati nel paese sbagliato”. Alla diminuzione dei locali nel paese però fa da contraltare la crescita nel numero di trailers presenti (circa 600) sulle due distanze in programma, 17 e 29 km. Due anni fa avevo lasciato la lunga a 24 km e ora la ritrovo allungata di 5 km. Non tutti necessari a dire il vero, ma si sa il popolo ultra è alla famelica ricerca di kilometri da macinare nel weekend e così gli organizzatori devono inventarsi tagli di prato fuori stagione, passaggi nelle riservette adibite a cesso (la guida dixit) delle fortificazioni, un avanti e ‘ndrè su 50 metri di bitume. Ma poco importa. Il Trincea Trail è veramente una bella gara e non mi sto a dilungare oltre, avendo già esaltato le caratteristiche del percorso, il circondario e accessori vari due anni fa
Oggi vorrei solo testimoniare gli effetti benefici della corsa in natura sulla salute (almeno la mia). Le perplessità sulle mie condizioni fisiche della vigilia si sono, infatti, dissipate a mano a mano che macinavo chilometri e illuminavo con la frontale gallerie scritte nella storia della Linea Cadorna. L’acme bioritmico è stato raggiunto tra il 15esimo ed il 20esimo km correndo su un single track in leggera discesa. La spina era completamente staccata e le gambe seguivano il naturale percorso del sentiero senza apparente fatica. Poi, ovviamente, è venuto il ristoro ed, ancora, la lunga discesa verso il traguardo, e lo stato di trans agonistico è andato svanendo, ma mi è rimasta la sensazione di benessere che affligge chi vuole fare il trailer e rimane un eterno tapascione.

18 maggio 2015

10 maggio - 1^ Sky del Motty


Oggi ho fatto il Paolone … ma solo in discesa


Proprio bella questa prima edizione della Sky del Motty. Siamo in poco più di un centinaio a percorrere 23 km e un dislivello che, alla prova del Garmin, si confermerà superiore ai 2300 m. Dura per me, ma anche per altri, complice il caldo estivo di questi giorni. Ma chi non l’ha fatta si è perso panorami stupendi e un percorso dove c’era tutto ciò che chiede chi ama l’off road

 Prima la salita verso l’Alpe Cortano, dove qualcuno ha abbozzato una timida corsa. Poi la discesa verso i Tre Alberi con guadi, ripidi strappi e discese in un sottobosco grippante al punto giusto. E ancora la picchiata verso la periferia di Omegna, dove mi sembravo il Paolone (ma voi lo conoscete?) da quanto filavo via, chiedendo pista come fossi il maestro della discesa al Kima. Poi però, iniziata la salita verso la vetta del Mottarone, al 15esimo km, al Tapabada si è accesa la spia della riserva. All'alpe Mastrolino mi sentivo uno di quelli gnomi visti lungo l’omonimo sentiero che ci aveva condotto fin lassù. La parte successiva, nonostante l’avessi fatta altre volte, mi è sembrata prova ardua da affrontare nel caldo di metà giornata: un bel tiro quasi verticale di 300mt. Scollinato, con la vetta a portata di mano, sapevo che la corsa non era ancora finita, ma non pensavo che sarebbe stata una tale via crucis, causa anche la scarsità di acqua nelle borracce e la mancanza di un rifornimento che lì ci sarebbe stato proprio bene. E mentre il Pres mi sorpassava allegramente in modalità gita oratoriale, fantasticavo dei tre km pianeggianti a conclusione del percorso, di cui avevano parlato nel briefing mattutino. Manco l’ombra! Gli ultimi km si sono rivelati una serie di saliscendi letali che hanno condotto alla salita finale, quella alla vetta del Mottarone, madre di tutte le salite. Per tirare il fiato mi sono messo a scattare qualche foto del panorama (oggi ne valeva proprio la pena), prima della picchiata sulle piste da sci verso il traguardo dove le girls aspettavano fiduciose l’arrivo del papi. Il tempo preventivato, circa quattro ore e mezzo, è stato sforato di soli due minuti. Rispetto al Dario&Willy oggi, però, mi è sembrato di avere partecipato a una gara, piuttosto che essere andato per funghi.




12 maggio 2015

1° maggio - Trofeo Dario&Willy


Oltre il tempo limite breve summary del mio primo maggio

Le gare da queste parti sono sempre affollate da retici che pare abbiano iniziato a correre ancora prima di camminare.

Così mi metto in marcia sulla superstrada con la guida indiana e con il low profile che si addice all’ospite infrequente, che non conosce l’idioma locale. Prima volta al Dario & Willy per il Tapabada ma monti conosciuti come lo potrebbero essere per il Renzo manzoniano con tutti i trascorsi escursionistici per queste montagne.
La pioggia autunnale che scende fine non scoraggia gli oltre 500, che partono subito forte ed io dietro ad arrancare. La Dario&Willy è presto spiegata: ci sono tre salite da affrontare e, se piove, si aggiunge pure il fango. La prima salita, verso il rifugio Sev, è la più tosta, per sviluppo e dislivello, fatta con il seprentone che spinge sbuffa e suda all'unisono. Poi c’è quella per valicare il monte Rai e infine il saliscendi (più sali che scendi) che porta all’ultimo strappo del Sasso Preguda. Il tutto condito, in un primo maggio dove a lavorare ci sta solo Giove Pluvio, da fango di quelli spessi e insidiosi. Risalgo al primo cancello orario del rifugio Sev in tempo utile per rifocillarmi con calma e pensare a come affrontare nel migliore dei modi la discesa seguente. La scelta optata è di scendere quasi esclusivamente a patella con conseguenze nefaste per le mie chiappe. Dopo la prima parte il sentiero diventa corribile e verso il rifugio Terz’alpe riesco pure a tirare il fiato. Ma appena passato il ristoro si riprende a salire verso il monte Rai e il rifugio SEC, dove in mezzo alle nebbie ci attende anche lo speaker ufficiale del Giir di Mont (così dicono le cronache, ma non lo conosco personalmente). Poi giù in picchiata verso San Tommaso, con il Tapabada più attento a evitare rovinose cadute che a tenere dietro le persone che sfrecciano su entrambe le corsie laterali. L’ultima parte della gara si snoda nel bosco. La pioggia si fa insistente e un gruppo di pazzi alcolici ci saluta sullo Zucon a colpi di campanaccio e alito da stendere un toro. In questo clima da Zegama Aizkorri - pioggia nuvole basse e tifo da stadio - infiliamo l’ultima discesa pendente quanto basta, ma modificata rispetto all’originale, visti i problemi di stabilità nella giornata autunnale. Il lungolago ci aspetta, non gli spettatori, che dopo 4h19’ sono ormai spariti. Ma anche questa seconda gara “bagnata” del 2015 è fatta: 22km per 2000 metri di dislivello.

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