Torniamo a indossare un pettorale e già questa è una notizia.
Lo facciamo più per la gioia di valicare i confini regionali in un periodo di
zona rossa senza infrangere la legge che per la voglia di partecipare a una
bella tapasciata che ora si chiamano tutte trail. Rispetto all’ultima corsa chippata mi sposto solo di qualche km, ma la conformazione del percorso di 17
km che si sviluppa intorno a Gargallo, è molto simile al C-Trail di Fontaneto.
Brevi salite, soprattutto nella prima parte, e lunghi drittoni asfalto misto
gravel nella seconda. La gioia di esserci ha fatto un po’ mancare il contesto
agonistico, peraltro non incentivato dalla forzata partenza a scaglioni che ha
reso la competizione indecifrabile (ma quello che ho superato è partito nella
mia batteria o in quella precedente?). Tant’è. Di questi tempi ci si deve
accontentare di gare senza ristori e gadget, e benedire i coraggiosi
organizzatori che ti consentono di riassaporare sensazioni che fai fatica a
ricordare.
14 aprile 2021
18 febbraio 2020
16 febbraio - C-Trail (21k)
Basta poco: un gonfiabile all’arrivo, uno speaker e un
pettorale. Basta poco per trasformare una tapasciata in un trail non
competitivo. Attirato più dalla zona, tanto cara al tenutario di codesto blog, che
dalla parola trail nel logo della corsa, eccoci a Cavaglio d’Agogna per
cimentarmi in questa prima edizione del C-trail di 21km. Quali che siano le
motivazioni di ognuno, un nutrito numero di appassionati del genere si mette in
marcia con un clima di inizio primavera. La zona propone dolci saliscendi tra i
vigneti e qualche più deciso strappo per inerpicarsi sugli argini di torrenti
in secca (lo speaker in partenza ha sottolineato ripetutamente il numero dei guadi
da attraversare, 4guadi4, quasi a mettere un pizzico di avventura in una tapasciata
domenicale che già di per sé può offrire enne varianti sul tema sorpresa).
Oggi si trattava di macinare qualche km extra su di un percorso
che simulasse ben più probanti impegni di inizio primavera. E l’obiettivo
è stato perfettamente centrato, grazie ad un tracciato che ha richiesto un
impegno costante, senza cali improvvisi o insensate fughe in avanti.
8 gennaio 2020
5 gennaio - S1 Trail Corsa della Bora (57K)
La guardiamo allibiti, mentre scarichiamo le valigie. La nonnina, pellicciotto e capello biondo platino, nascosta dal volante del suo jeepino, cerca di inserire la retromarcia e di fuggire al destino baro della donna al volante che sbaglia direzione e imbocca in senso contrario le rampe del silos. E' un attimo, ci guardiamo negli occhi e poi ci manda a fanculo! Benvenuti a Trieste.
In quel luogo che si chiama Mitteleuropa parlano italiano,
sloveno, croato e tedesco. C’è anche un po’ di francese e dialetto, come
quello del curioso personaggio di Mima Sport che cerca di spiegarmi, in
un veneziano importato, che la sacca gara per il cambio indumenti non me la può dare, perchè z'è rimasti senza. Trieste è il
confine antico di una geografia che ormai esiste solamente sui libri di storia.
Basta osservare gli zaini e gli stracci che i clandestini hanno
lasciato ai bordi del sentiero appena oltre il confine che ci separa dalla
Slovenia, prima di cercare la loro speranza sull'italico suolo. Questa è la
globalizzazione bellezza! Della Mitteleuropa resta però il fascino intatto
in piazza Unità d'Italia, nei caffè storici, nelle osterie. Che terra e che
città meravigliosa, appesa tra il Carso e il suo golfo.
In questo splendido landscape
si sviluppa la Corsa della Bora, che si allunga per oltre 55 km dal confine sloveno fino al
borgo di Sistiana, congiungendo i diversi paesi che si affacciano sul mare dal
balcone del Carso. Una gara lunga, ma non troppo, con tre salite decise, ma dal
dislivello contenuto, qualche passaggio tecnico e tanti panorami da ammirare in una splendida giornata di sole e bora moderata.
Dopo la delusione, ma solo a metà, del DNF all’UTLO, non si nutriva certezza alcuna su tenuta, fisica e mentale, in una gara così
“dentro” alle festività natalizie. Invece, il tenutario del blog trova la
giornata giusta. La concomitanza di diversi fattori (la cui descrizione
annoierebbe i già distratti lettori) apre così la strada ad una prestazione da
circoletto rosso nel personalissimo taccuino (cit.). Dal paesino di Pesek (io ho visto solo il ristorante, ma forse c'erano anche immobili residenziali), un passo prima
della Slovenia, parto deciso nella terza wave
di uno start che ne poteva prevedere benissimo una sola. Discesa e subito il
cartello del confine di stato ci indica che stiamo pestando terra straniera.
Tanti saliscendi e qualche salita un po’ più tosta mi ricordano le tapasciate
lungo le Prealpi varesine. Dopo il ristoro di Dolina si affronta la prima
salita alla conquista del Carso. La parte più interessante viene subito dopo,
con l’attraversamento della Valle Rosandra, che si discende su ghiaioni
dolomitici e si risale dall’altro versante, decisamente più riparato dal vento
che ci sbatte in faccia un freddo che non sarà mai troppo pungente. Finiscono un po' prima di metà percorso le
difficoltà di giornata. Il resto è un esercizio di concentrazione per far girare le gambe, attenti a non scattare
troppe foto al Golfo sotto di noi e portare a termine la lunga passeggiata, che ci
conduce negli ultimi km fino sulla battigia. Dopo aver guardato il mare
dall’alto per tutto il giorno è ora di saltellare tra i grossi massi sulla spiaggia prima che la marea li sommerga. E mentre le prime ombre della sera avvolgono Visogliano (semi cit.), traguardo di giornata, anche il tenutario di codesto blog cinge al petto la medaglia da finisher, unico ricordo materiale di questa Corsa della Bora 2020.
Un trail da mettere nel cassetto dei ricordi personali
soprattutto per il tempo, decisamente ridotto, impiegato a concluderlo
(ovviamente è tutto relativo: le mie 9 ore potrebbero essere considerate da
altri al pari delle ere geologiche necessarie per scavare le grotte carsiche). Reiterate e generose porzioni di Gulash e patate in tecia, innaffiate
da abbondante birra locale, non sembrano questa volta avere fiaccato la voglia di divertirsi che
resta condizione fondamentale per riuscire a stare a giro e far finta di
correre per una mezza giornata.
11 novembre 2019
10 novembre - Marcia sull'alpe e il San Genesio
Il personalissimo taccuino fa
risalire ai primi mesi del 2018 l’ultima apparizione del tenutario di questo
blog ad una tapasciata. Troppo tempo trascorso, troppo tempo lontano da queste "manifestazioni ludico-motorie a passo libero", che già c’erano ai tempi in cui non esistevano i
trail. E la Marcia sull’Alpe e sul S. Genesio a Castello di Brianza di anni ne ha parecchi, essendo arrivata alla ventesima edizione. Una tapasciata, il
cui successo è testimoniato dalle tante auto in cerca di parcheggio già alle 7
del mattino e dai molti podisti in coda per ritirare il cartellino giornaliero.
Le ragioni di questo successo risiedono nei paesaggi che offre questo angolo della Brianza,
che si affaccia sulle montagne del lecchese, Grigne e Resegone, nei tanti
ristori sul percorso e nella sapiente alternanza fango-asfalto proposta dagli
organizzatori.
Scegliere il percorso dei 30 km (poi
risultati fortunamente 28) è stato un atto di fede nelle capacità di resistenza del sottoscritto.
Resistenza che non è venuta meno neanche nei lunghi drittoni asfaltati di avvicinamento alla cima del S. Genesio. Alla fine ne è venuta fuori una bella
mattinata, densa di salite corribili e di discese altrettanto abbordabili,
tutto con vista sulle Prealpi lecchesi. Insomma, una giornata per cui valeva la
pena abbandonare il tepore del letto prematuramente, intraprendere un viaggio
verso dove porta il cuore del tapascione e gustarsi un più che decente impegno fisico al
modico prezzo di 4 euro.
23 ottobre 2019
19 ottobre - UTLO 60K - DNF
E una volta entrato nel locale caldo dell’ultimo ristoro di
Grassona mi guardo intorno. Gente che si cambia gli indumenti di gara, corpi
bagnati e avvolti nel telo termico in fila su di una panca, bambini che corrono
divertiti in mezzo alla confusione. E’ in quel momento che sorge la famosa
domanda “Che ci faccio io qui?” Non fosse entrato in quel momento il simpatico
driver del furgone “ritiro atleti usurati” è probabile che mi sarei risvegliato
dal torpore mentale e avrei percorso gli ultimi dieci km fatti di pioggia e
fango per assicurarmi l’ambita medaglia da finisher. Ma ... ma le cose non sempre
vanno nel verso giusto.
La UTLO era la corsa adatta per terminare una stagione non
molto fortunata. E nonostante il meteo infame c’erano le condizioni per fare
bene (leggasi distribuzione di dislivelli e distanze in allenamento nella
giusta misura). Tutto era filato liscio nei primi 50km. Di questa UTLO60K, come
sempre, la prima parte è la più tosta, con salite importanti (2000 metri di
dislivello nei primi 22 km di viaggio). Fino a Quarna per via crucis in senso
letterale e metaforico, il Monte Mazzoccone, la cui salita non lascia respiro,
poi il Monte Croce per pendio più lungo, ma meno impegnativo, ed infine il
Novesso da prendere di petto, dritto per dritto. Parto con calma, affronto le
salite con il solito passo da cercatore di funghi, complice anche la lunga fila
di trailers che fa da tappo in alcuni tratti. Corro nei tratti piani e cerco di
non cadere nelle discese fatte di fango. Ma soprattutto mi alimento con cura,
bevendo e mangiando pastina a tutti i mitici ristori (Camasca, Sacchi e Arola).
Giunto ad Arola, ristoro di metà percorso, mi cambio la maglia bagnata e
indosso una giacca impermeabile più resistente per affrontare la pioggia del
tardo pomeriggio. Boleto, la Madonna del Sasso e poi il lungolago di Pella vengono
superati con ancora la giusta dose di energie fisiche e mentali. E’ sulle rampe
che portano a Grassona, sotto una pioggia che si fa sempre più insistente, che
inizio a perdere la determinazione necessaria per affrontare le prime ombre
della sera. Prima dell’ultimo ristoro raggiungo altri compagni di viaggio. Con
loro si fa a chi sta in equilibrio più a lungo su un sentiero che è diventato
un piccolo ruscello. Occhiali appannati e frontale che non riesce a fendere con
decisione il buio, così come la pioggia che scende lungo la schiena, rendono concreta
la domanda ad inizio di questo post.
E’ un attimo essere seduto sul caldo furgone, tremante nel
mio telo termico, scendere i tornanti verso il lago d’Orta, mentre sfilano sul
lungo lago i trailers che si avvicinano alla finish line. Da queste 10 ore
trascorse a surfare sul fango mi porto a casa qualche insegnamento pratico (un
cambio di indumenti in più, il telo termico da usare sotto il goretex in caso
di freddo percepito) e la certezza di avere acquisito l’esperienza necessaria
per gestire situazioni al limite, almeno per il tenutario di questo blog. Al di
là della personale avventura la UTLO è un trail cresciuto negli anni sia per
qualità organizzativa che per quantità di presenze. Da correre assolutamente.
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