

C’era
una volta un ponte che non arriva più. La guida della guida sembra essersi
perduta, anzi sicuramente perduta. La traccia nella neve termina nel buio del
bosco che ci circonda. Avanti sempre avanti, che il ponte non deve essere
lontano. La camminata si fa corsa, prima lenta poi più affannata, in cerca dei
riferimenti estivi. La giaccavento in vita sopra jeans ormai bagnati. La frontale,
appena accesa, rischiara l’indistinto davanti a noi. Tutto adesso è famigliare ed
il ritorno è sul sentiero estivo, ostruito da qualche abete caduto per la
troppa neve. Ancora uno strappo e poi le luci del paese laggiù in fondo.
Sette-otto
chilometri? Poco importa. Nessun beep a distrarre l’orecchio dai suoni del
bosco. Solo il tintinnio dei rampocini tenuti in mano che il tempo è tiranno. L’asfalto
finale fa prendere velocità. “Che spavento! Mi sembravano cavalli”, “Stia tranquilla, signora, siamo
solo uomini-cavallo!”.
Il paradiso è qui!