8 ottobre 2019

6 ottobre - Calvario Trail 18K


L’autunno sembra non essere ancora arrivato, se non fosse per la nebbia che ci viene incontro mentre risaliamo la strada che porta a Domodossola. Ad attenderci è il Calvario Trail, gara a coppie, non troppo affollata, se non dai locals, come sempre agguerriti. Domodossola è città tutta da scoprire, almeno nella sua antica piazza del mercato, come da scoprire sono questi 18km che si dipanano prima lungo il Sacro Monte del Calvario e poi un su e giù muscolare, fino a toccare La Quana, circa 700 metri di altitudine, cima Coppi del trail.


Percorso molto nervoso direbbero i commentatori di giornata. Sicuramente non c’è stato d’annoiarsi tra strappi corti, ma feroci, e discese quasi tutte corribili. L’obiettivo di giornata per il tenutario di codesto blog era quello di non farsi trainare dal compagno d’avventura. Risultato raggiunto, almeno nei tratti di discesa. Prestazione ben diversa rispetto a quella di una settimana fa, con sorpasso della quarta coppia femminile nell’ultimo km.


Appunti a margine della gara: location facilmente raggiungibile, spogliatoi di scuola media un po’ d’antan e contrappasso della doccia caldissima di Aymavilles di sabato scorso – qui l’acqua era veramente gelata. Ultimo annotazione in merito alla birra. Una Bavaria nel pacco gara stride con i molti microbirrifici presenti nella zona ed al ristoro finale poteva essere offerta gratuitamente, invece che al prezzo seppure popolare di 3 eurini.

1 ottobre 2019

28 settembre - Grivola Trail (25k)


Si torna in Val d’Aosta dopo oltre un anno, precisamente a Aymavilles, che scopro essere patria di grandi alpinisti e note case vitivinicole. All’imbocco della strada per Cogne la Grivola ci guarda dall’alto e dà il nome a questo trail, giunto alla sua seconda edizione.

La gara corta (25 km) ha permesso al tenutario di questo blog di riassaporare la fatica muscolare dopo un periodo di pianura; fatica peraltro di cui non se ne sentiva la mancanza. La prima parte del percorso presenta una prima salita, lunga a sufficienza per smarrire le poche energie rimaste dopo una settimana di generale malessere. La seconda salita, se fosse possibile, è sembrata ancora più tosta (ma a quel punto le poche speranze di cavarsela in fretta e fare un salto a mondo convenienza nel primo pomeriggio erano già sparite). Come spesso accade in queste situazione occorre fare di necessità virtù e portare a casa ciò che viene. E quindi panorami stupendi (dal Bianco al Rosa), un pacco gara sufficientemente importante e un premio a tutti i finishers (per il sottoscritto consistente in un marsupio da corsa della Grivel). Gara da rifare nella versione long (35km) che offre, così mi dicevano i locals durante l’abbondante pasta party, panorami ancora più mozzafiato.



11 settembre 2019

7 settembre - Dolomiti di Brenta Trail (45K)


Pioggia battente, pioggia intermittente, piovaschi ... pioggia intermittente, pioggia battente, ecc. ecc.

Attendo in auto che spiova, mentre nuvole nere disegnano forme strane sulla superficie del lago, illuminato dalle prime luci dell’alba. Inutile. Continua a piovere. Allora mi metto in coda per il controllo del materiale obbligatorio. Oggi nessuna deroga. Ieri in quota ha nevicato e anche questo pomeriggio è prevista neve. Goretex si, goretex no. Poi si parte, che già sono le 7. Un lenzuolo nero teso dai barbuti di URMA ricorda a tutti i 600 trailers che l’unica nostra fede è la fatica e oggi siamo qui per professarla. Il primo stop, quando inizia il sentiero che porta ad Andalo, mi dà il tempo di togliere il goretex e scambiare quattro parole con uno della Valbossa, pure lui scappato dalla riserva made in Varese. I primi km sono salita corribile. Ci si scalda al solo pensiero che finalmente la pioggia ci dà una tregua. Ad Andalo poca gente infreddolita e la piazza della mia gioventù assolutamente vuota. Si sale in fila indiana, oltre l’ultimo maso, per il sentiero che taglia la forestale. Bel tracciato davvero. Strano a dirsi, ma il bosco che ci avvolge sembra anni luce lontano dalla folle urbanizzazione che ha interessato il paese ai suoi piedi. Uno shottino di the al primo ristoro e poi ci immergiamo in un single track tutto sali e scendi. Intorno arbusti bassi e conifere nascondono solo parzialmente le pareti di dolomia che si iniziano a intravedere sopra di noi. L’ambientazione è tutto molto Yosemite.

La rampa oltre Malga Spora ci porta allo scoperto quando la pioggia torna a farsi fitta. Al passo della Gaiarda si aggiunge il vento e nella successiva salita al Grostè pestiamo la prima neve di stagione. Nuvole basse avvolgono le pareti che ci sovrastano. Siamo ormai sul versante di Madonna di Campiglio. Piste da sci, funivia e allora giù in picchiata si arriva al rifugio Graffer.

Il tratto successivo è una manciata di massi lanciata da un dio che non ama i trailers. Si sta in equilibrio per grazia ricevuta sulle pietre scivolose. Ma infine arriva anche il rifugio Tuckett, con le tipiche persiane bianche e azzurre dei rifugi trentini. Il freddo si fa sentire, e allora il brodo del Tuckett, scodellato in bicchieri marcati Forst, non ha prezzo (è una delle ragioni per cui sono tornato su questi sentieri). Gambe a posto testa ancora sul pezzo, peccato le nuvole basse che mi precedono verso il punto più alto della gara, Bocca di Brenta (2552). E’ un susseguirsi di rampe brevi e cattive fino al Rifugio Brentei, per anni la casa della grande guida alpina Bruno de Tassis che qui ha scritto pagine di storia alpina. Ai meno esperti il rifugista indica il tempo per arrivare in cima alla Bocca. Si tiene largo perché siamo tapascioni che passano a valanghe di minuti dai primi. Un’ora è il tempo che impiegavo da ragazzino e che voglio impiegarci anche oggi. La chiesetta dei nostri sogni è l’ultimo avamposto prima della bufera che risale con me il vallone del Brenta. L’acqua ghiacciata tempesta il goretex ormai umido. Si intravede il ghiaione finale tutto imbiancato. Quando ci arrivo l’acqua si è fatta neve. Dalle pareti sovrastanti scendono vere cascate. Il tratto più verticale ricompatta il gruppo. Uno dietro l’altro, senza soluzione di continuità: piantare i bastoncini, fissare il piede di chi ti precede, sostituire il tuo nell’orma lasciata, non guardare in alto. Freddo bastardo, acqua dappertutto, guanti asciutti nello zaino. Siamo in cima, duecento metri e il rifugio Pedrotti accoglie tutti. Ci metto un po’ per riprendermi e soprattutto per indossare qualcosa di asciutto. Quando esco la tempesta sembra passata. 32 dei 45 km se ne sono andati e ora è discesa, da aggredire per riscaldarsi e per non perdere il filo di una camminata veloce che finalmente diventa corsa lenta. 

Gli ultimi km sono ben diversi da quell’altra volta. Lo sforzo maggiore è superare quel tipo dal cappello a falde che continuava a chiedermi di farlo passare. Poi è la passeggiata sul lungo lago, lo striscione e la spasmodica ricerca dell’unica ricompensa per la nostra fede nella fatica, la birra.



A futura memoria: la lunga da 64k, annullata quest’anno per le condizioni atmosferiche, offre un percorso più completo senza per questo “menare troppo il can per l’aia”, come spesso avviene nei trail in cui si privilegia il kilometraggio alla logica. Porta i concorrenti a transitare in angoli delle dolomiti di Brenta davvero poco frequentati. La gara corta, tuttavia, segue un percorso altrettanto logico e appagante che rende i suoi 45k (alla fine ne ho contati oltre 47) un viaggio alla scoperta di questa meravigliosa zona dolomitica. Il DBT è un trail in vera semi-autosufficienza. Volontari posti nei punti più critici, ristori sufficientemente distanti, ma non troppo (d’altronde i rifugi sono lì da tempo, impossibile spostarli!). Ristori top (si è capito che vado pazzo per il brodo del rif. Tuckett?), non manca nulla, in quantità sufficiente per 600 trailers che come al solito arrivano ai ristori pensando di essere al buffet di antipasti di un matrimonio. Nessuna pecca? All’arrivo deve essere più visibile la spillatrice della birra. Suvvia! Siamo trailers assetati e offuscati dalla fatica.

17 luglio 2019

13 luglio - Bettelmatt Skyrace (35K poi 36K)

Sfoglio il personalissimo taccuino: 2 bettelmatt run e un ultratrail, quando ancora contava 80 km. Dopo 3 anni allora eccoci ancora qui. A riempirci gli occhi di questo spettacolo naturale che è la Val Formazza. A salire sui tornanti snocciolo nomi di cime e di paesini, saturando la capacità di attenzione dei miei compagni di viaggio che ormai dormono della grossa. D'altronde cane vecchio sa ...



35K non sono pochi, ma se ci aggiungi 2600m di dislivello diventano pericolosi per chi li affronta senza il dovuto rispetto (leggi allenamento). Si sale subito dai 1700 di Riale ai quasi 3000 metri del rifugio 3A, una passeggiata in cui si supera il rif. Busto Arsizio, il nevaio del Sidel e il dilemma ramponcini si ramponicini no (si si si).


La successiva discesa di patello sul nevaio è una momentanea parentesi fredda su m####i già alquanto spianati. Si pensa di scendere a piombo verso il cancello orario di metà percorso, ed invece tocca risalire al Somma Lombardo. Primo crampo e prima foto. La discesa verso il lago di Morasco non finisce mai, come capita tutte le volte che la fai. Si corre per non essere tagliati fuori dalla corsa al cancello orario dei 17km, poi inizia il tratto più tosto verso il passo di Nefelgiù. Non per fare la rima, ma non ne posso più. Vedere il passo da lontano sembra impossibile da raggiungere, sensazione che si fa via via più concreta una volta che distano poche centinaia di metri di dislivello prima di scavallare.

Al grido: meglio un culo gelato che un gelato in culo mi getto nel toboga di neve che porta verso il lago Vannino ed il rif. Margaroli. Adesso mancheranno 10 km, forse meno ... e allora si riprende a correre. Scorci stupendi sotto la cascata del Toce, che non riescono ad alleviare la crisi che prende prima dell'ultimo strappo. Si risale il sentiero che costeggia la splendida cascata tra stop e ripartenze. I suoni degli ultimi km sono silenziati dal dolore al ginocchio che mi terrà compagnia per qualche giorno. Ma alla fine, correndo, camminando o rotolando il traguardo arriva sempre.


11 giugno 2019

2 giugno - Maratona della Valle Intrasca (34k)


Riassunto della corsa:

-  Sono poche le corse così sentite dalla gente del posto. Che poi tutta la gente del posto partecipa alla corsa (e quei pochi che non partecipano si ritrovano al Pizzo Pernice).
-   Dalle mie precedenti apparizioni ricordavo che erano solamente 5 i km pianeggianti prima di iniziare la salita, ma, come già avvenuto nelle precedenti apparizioni, poi mi accorgo che i km pianeggianti vanno abbondantemente oltre i sette
-   Così devo correre per 7 km, che pressappoco è il mio record settimanale
-   C’è da dire che il socio (la gara è da disputare a coppie) alla prima esperienza alla Valle Intrasca non si risparmia, forse pensando che la gara finisca a Cambiasca, dove inizia la salita
-   La prima parte della salita è quella più tosta, eppure la affronto sempre come se fosse la più easy, con conseguenze letali per le mie gambe (ed il morale)
-  Al Piancavallone sei pronto per la resurrezione, poi arriva il Pizzo Pernice e l'evento è posticipato
-  Chi dice che la Valle Intrasca inizia quando inizia la discesa è un saggio … cane vecchio sa
-  Da lì mancano ancora 15 km abbondanti, che per il mio socio ed il sottoscritto non passeranno più
-   Lo spirito della Valle Intrasca è nel ristoro di Cambiasca … docce fredde e pentolone con birra da bere a mestolate
-  A proposito di Cambiasca, la gara potrebbe finire qui, gli altri cinque km sono puro masochismo, soprattutto se percorsi all’ora di pranzo in una calda giornata di giugno
-  Alla fine però c’è il tappeto rosso, la medaglia di legno, due fette di anguria che ti aspettano, e la voglia di ripartire per la prossima edizione.




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