31 luglio 2018

29 luglio - MonteRosaWalser Trail (50K)


Ovvero #MWT, 50km nell’alta valle di Gressoney. Presa al volo, dopo la rinuncia alla TDH, più per il pacco gara che per i km e il dislivello (3900mt!!) che poco c’entrano con la ormai vicina CCC. Scelta non fu mai più azzeccata. Uno dei più bei trail per i panorami goduti tra quelli fatti dal Tapabada. Per difficoltà del percorso … beh quelli sono tutti duri, ma qui certo la pendenza delle salite è una costante, dalla prima verso Staffal all’ultima per arrivare ad Alpenzu.


Partenza alle 6, e la sveglia te la dà lo spettacolo del Rosa e i suoi ghiacciai. Dopo i primi 600 mt di dislivello si replica per altri 600 fino al rifugio Gabiet ed al magnifico lago che si costeggia. Posti incantevoli da fare con il naso all’insù per scorgere Punta Salati. La picchiata verso Gressoney St.. Jean è uno spettacolo della natura, in un sottobosco che profuma di mistico. Quando spiana si prova a correre e al ristoro di Rong si traguardano i venti km. Da qui è tutta una sofferenza. Salita ripidissima: da 1400 si sale in pochi km ai 2700 del Passo di Valdobbiola. Mi fermo due volte: fatica e sete. L’amico Valerio, un gigante del Tor, mi passa e frulla via. Poi il sentiero si fa meno ripido. Al colle siamo in Piemonte. Ci aspetta una discesa cattiva, tutta sassi pronti a scappare, poi un traverso su sentiero un po’ esposto e si ritorna in Val d’Aosta per il rifugio Sottile. Si scende nuovamente a fondo valle, perché cane vecchio sa: tanta salita tanta discesa. Ma il caldo adesso picchia e al ristoro dei 30 la birra rubata alla moglie è la speranza di un futuro migliore. Si riparte e in 5 km di tornanti siamo al Colle della Ranzola, 2200 mt di altezza e solo acqua naturale. Solo questa? E il resto? Al prossimo ristoro tra 4,5km. Che poi sono 3 km di su e giù, che ne hai già le palle piene prima di iniziare, e 500 metri da buttarsi a capofitto perché il ristoro lo vedi sotto i tuoi piedi. Ringrazi il cielo che il sentiero non si debba fare al contrario e al lago Gover, tra le famiglie che fanno merenda, mi disseto con una limonata home made. Dai che c’è l’ultima salita e poi sei arrivato. Quanto dislivello: 280, 400, 600 mt? Chi vivrà vedrà. E intanto si segue il gigante Valerio che pare in difficoltà. Alpenzu, ultima salita (ma non proprio). A picco si scorgono le case del villaggio Walser sopra la testa. E allora in marcia. Si va su bene per tornanti che non hanno fine, chiedendosi come si viveva ai tempi in cui il sentiero era l’unico collegamento alla civiltà. Gli ultimi 5 km sono sempre i più difficili, ma sono anche quelli carichi della speranza che la fine abbia il suo inizio. La Trinitè mi accoglie con il sorriso della family, dopo tanta fatica e tanta meraviglia.

Gara tosta questa 50, che riserva a detta di non pochi partecipanti qualche km aggiuntivo in omaggio. Cinque salite ad intervalli regolari (tra cui un km verticale abbondante fatto sotto la stecca del sole), con pendenze sempre importanti. Ai ristori c’era tanto, ma non la birra (ormai un trail che non abbia tra gli sponsor un birrificio deve essere guardato con sospetto). Nel pacco gara, invece, non mancava nulla. Volontari messi nei punti strategici, coinvolgimento di interi paesi, quattro gare per tutti i gusti, un vero festival del trail a fine luglio. Inizio ad amare questa Valle d’Aosta.



16 giugno - Trail Oasi Zegna (59K)


Ci sono momenti in cui è difficile gestire fatica fisica e mentale insieme. Il TOZ mi ha esaurito le forze prima di arrivare al 26esimo km e poi mi ha spremuto il cervello in un loop perverso in cui il mantra era: non correrò più un trail. Un jingle che è diventata un’ossessione prima del cancello del 45esimo km superato con non poco affanno. Poi la mente si è liberata, e nonostante le vesciche alla pianta dei piedi, sono riuscito a trascinarmi all’arrivo.

Alle volte, e questa è una di quelle, il tempo fatto registrare conta davvero poco (un’ora oltre le mie più pessimistiche previsioni). Dietro c’è stato un perdersi, un ondeggiare fino ai limiti del ritiro, per poi riprendere a macinare km, senza farsi sopraffare dalle emozioni.

La gara ha il dislivello tutta nella prima parte. Il giro del Bonom mi aveva già messo a dura prova otto anni fa sul percorso della corta. Anche la discesa prima del ristoro al 38esimo km può segnare il fisico. La seconda parte è decisamente più corribile per chi ha dispensato con giudizio le energie fino a qui. A non sottovalutare l’ultima salita verso l’Alpe Luvera e quella successiva verso la Chiesa di S. Bernardo a rendere tosta anche l’ultima parte del percorso. I ristori erano decisamente monotoni: formaggio, taralli, grissini, cioccolato, uva passa e banane. Nota di merito invece per i pomodorini. Tè caldo non l’ho trovato. Magari un ristoro in più dei 4 previsti sarebbe stato di aiuto.


31 maggio 2018

26 maggio - Trail del Monte Soglio (36K)


“C’è qualcosa di salato a questo ristoro? Ho ancora la bocca che sa di dolce”. “Oh, ma dove credi di essere? Al Chef Express? Dolce o salato signore?”

A Forno Canavese non ci passi, devi proprio andarci, perchè la strada finisce in paese. Oltre non si va. E dando una rapida occhiata intorno diresti che qui si viene per il mulino olandese (il signore che mi ha servito il caffè prima di partire giura che sia l'unico esemplare esistente in Italia) o per il trail del Monte Soglio. Manifestazione rodata, una decana delle classiche se parlassimo di ciclismo: organizzazione perfetta, tanti volontari sul percorso, birra a fiumi (dopo, ma soprattutto durante) e pacco gara per palati esigenti (non solo polenta e bozza di vino con etichetta personalizzata, ma anche una maglietta tecnica non troppo invadente in fatto di partner sopra stampati).

Il Gir Curt, scelto dal tenutario di questo blog, è abbastanza semplice nel suo sviluppo: 18 km in su e gli altri quasi tutti in discesa, tranne qualche risalita prima dei km finali. Nel mezzo piccoli dettagli, che emergono e poi scompaiono nella complessità della nostra esistenza. Tipo la tenuta di testa nei momenti di difficoltà. Quando verrebbe voglia di mollare e invece si tiene duro e si continua ad avanzare nonostante fatica e voci che ronzano nella capa. Insomma un percorso a tratti educativo di oltre 6 ore e 36 km per affrontare situazioni più probanti che la vita di sicuro ci riserverà.

11 maggio 2018

5 maggio - Garda Trentino Trail (60K)


“Tra circa un km, alla fine del bosco, lo trova sulla destra, ben segnalato”.
“Ma è un ristoro o un ristop?”

Come si suol dire: imperdibile.
Quando la partenza è a poche centinaia di metri dalla casa natale non si può dire null'altro di un trail.

E poi c'è il contorno che supera il main course. Ritenevo che il percorso dell'anno scorso fosse il meglio possibile, ma quello dell'edizione 2018 si è superato, svelandomi luoghi e salite, in una scoperta del territorio che ha alleviato la durezza del tracciato. Una salita corribile, la temutissima Ponale, e poco dopo un'ascesa, a tratti quasi verticale, per arrivare al rifugio Pernici hanno esaurito la già scarse energie di questo vecchio cronista. Il discesone senza fine verso Tenno, corso con il timore di restare fuori dal cancello orario dopo appena due settimane dalla scioccante esperienza, non ha certo consentito di ricaricare le batterie. Ma, lasciata alle spalle la croce di Bondiga ed il temutissimo cancello orario, la seconda metà di gara mi è sembrata unica per la bellezza dei dintorni e la salita, tosta assai, al Monte Biaina, ripagata da un panorama mozzafiato sulla Busa e l'alto Garda. 


Da lì all'arrivo erano dieci km di discesa (sfortunatamente si può dire?), in cui le gambe erano pronte alla sfida, ma la testa mancava all'appello. Così è stato un lento (non che prima fossi stato un fulmine) trascinarsi tra sentieri resi insidiosi dalla pioggia della notte e alcuni chilometri di inutile girovagare intorno alla zona dell'arrivo. Le undici ore e qualcosa di più trascorse sulle gambe, come sempre, sono valse la pena. Hanno rappresentato un valido allenamento in vista di avventure più probanti e, soprattutto, sono state affollate di persone, panorami, momenti di meraviglia, di disperazione e di dialogo interiore, che mancano nella cronaca, ma non nell'esperienza del cronista.



27 aprile 2018

22 aprile - Orna trail (34K)


“Beh papà non c’è male come prima corsa da 50enne! Fermato all’unico cancello orario...” “Cosa c’entra? L’anno scorso il cancello orario era nello stesso punto, ma a 5 ore. Ci sarei passato anche quest’anno. Un’ora in meno fa la differenza, soprattutto alla mia età!”

E sono tre! Mi ostino ad iniziare la stagione agonistica con la gara di Ornavasso, ben sapendo che soffrirò dal primo all’ultimo metro dei 34 km previsti (soprattutto con il caldo di questo aprile). Il solito masochismo che accompagna noi trailer di metà gruppo in giù, ma l’Orna Trail offre la distanza giusta per la stagione in vista di impegni più probanti, un dislivello importante, senza dover stare in giro tutto il giorno, salite e discese per tutti i gusti.

Dal punto di vista agonistico le sensazioni erano buone fino al momento della partenza, quando gli amici mi hanno avvertito che quest’anno il cancello orario dei 25km era stato fissato a 4 ore. Si è insinuato così un presentimento che non mi ha mollato fino a quando il cancello orario è arrivato ed è arrivato anche il severo attendente a togliermi il pettorale. La delusione per il mancato traguardo non mi ha però impedito di completare il percorso. Per i successivi 8 km il mantra sono un trailer e il pettorale è un optional non sempre ha evitato che un’andatura da “cittadino in montagna” si insinuasse nella mia tabella di marcia. Tra scorci paesaggistici da ammirare a cuor sereno e quattro chiacchiere con i pochi malati di mente che predicavano lo stesso mantra si è comunque arrivati a destinazione anche questa volta. Ad onore del vero il traguardo l’ho evitato, per una semplice questione di politically correct, visto che me ne stavo andando a zonzo senza pettorale. Prima però del mesto ritorno all’auto il pit stop alla spillatrice ci è servito per lasciare nel bicchiere vuoto le riflessioni su decadimento delle prestazioni, mancanza di allenamenti e varie ed eventuali che potevano solo offuscare la bellezza del luogo e del momento in sé.

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