18 febbraio 2020

16 febbraio - C-Trail (21k)


Basta poco: un gonfiabile all’arrivo, uno speaker e un pettorale. Basta poco per trasformare una tapasciata in un trail non competitivo. Attirato più dalla zona, tanto cara al tenutario di codesto blog, che dalla parola trail nel logo della corsa, eccoci a Cavaglio d’Agogna per cimentarmi in questa prima edizione del C-trail di 21km. Quali che siano le motivazioni di ognuno, un nutrito numero di appassionati del genere si mette in marcia con un clima di inizio primavera. La zona propone dolci saliscendi tra i vigneti e qualche più deciso strappo per inerpicarsi sugli argini di torrenti in secca (lo speaker in partenza ha sottolineato ripetutamente il numero dei guadi da attraversare, 4guadi4, quasi a mettere un pizzico di avventura in una tapasciata domenicale che già di per sé può offrire enne varianti sul tema sorpresa).


Oggi si trattava di macinare qualche km extra su di un percorso che simulasse ben più probanti impegni di inizio primavera. E l’obiettivo è stato perfettamente centrato, grazie ad un tracciato che ha richiesto un impegno costante, senza cali improvvisi o insensate fughe in avanti.




8 gennaio 2020

5 gennaio - S1 Trail Corsa della Bora (57K)


La guardiamo allibiti, mentre scarichiamo le valigie. La nonnina, pellicciotto e capello biondo platino, nascosta dal volante del suo jeepino, cerca di inserire la retromarcia e di fuggire al destino baro della donna al volante che  sbaglia direzione e imbocca in senso contrario le rampe del silos. E' un attimo, ci guardiamo negli occhi e poi ci manda a fanculo! Benvenuti a Trieste.

In quel luogo che si chiama Mitteleuropa parlano italiano, sloveno, croato e tedesco. C’è anche un po’ di francese e dialetto, come quello del curioso personaggio di Mima Sport che cerca di spiegarmi, in un veneziano importato, che la sacca gara per il cambio indumenti non me la può dare, perchè z'è rimasti senza. Trieste è il confine antico di una geografia che ormai esiste solamente sui libri di storia. Basta osservare gli zaini e gli stracci che i clandestini hanno lasciato ai bordi del sentiero appena oltre il confine che ci separa dalla Slovenia, prima di cercare la loro speranza sull'italico suolo. Questa è la globalizzazione bellezza! Della Mitteleuropa resta però il fascino intatto in piazza Unità d'Italia, nei caffè storici, nelle osterie. Che terra e che città meravigliosa, appesa tra il Carso e il suo golfo.


In questo splendido landscape si sviluppa la Corsa della Bora, che si allunga per oltre 55 km dal confine sloveno fino al borgo di Sistiana, congiungendo i diversi paesi che si affacciano sul mare dal balcone del Carso. Una gara lunga, ma non troppo, con tre salite decise, ma dal dislivello contenuto, qualche passaggio tecnico e tanti panorami da ammirare in una splendida giornata di sole e bora moderata.
Dopo la delusione, ma solo a metà, del DNF all’UTLO, non si nutriva certezza alcuna su tenuta, fisica e mentale, in una gara così “dentro” alle festività natalizie. Invece, il tenutario del blog trova la giornata giusta. La concomitanza di diversi fattori (la cui descrizione annoierebbe i già distratti lettori) apre così la strada ad una prestazione da circoletto rosso nel personalissimo taccuino (cit.). Dal paesino di Pesek (io ho visto solo il ristorante, ma forse c'erano anche immobili residenziali), un passo prima della Slovenia, parto deciso nella terza wave di uno start che ne poteva prevedere benissimo una sola. Discesa e subito il cartello del confine di stato ci indica che stiamo pestando terra straniera. Tanti saliscendi e qualche salita un po’ più tosta mi ricordano le tapasciate lungo le Prealpi varesine. Dopo il ristoro di Dolina si affronta la prima salita alla conquista del Carso. La parte più interessante viene subito dopo, con l’attraversamento della Valle Rosandra, che si discende su ghiaioni dolomitici e si risale dall’altro versante, decisamente più riparato dal vento che ci sbatte in faccia un freddo che non sarà mai troppo pungente. Finiscono un po' prima di metà percorso le difficoltà di giornata. Il resto è un esercizio di concentrazione per far girare le gambe, attenti a non scattare troppe foto al Golfo sotto di noi e portare a termine la lunga passeggiata, che ci conduce negli ultimi km fino sulla battigia. Dopo aver guardato il mare dall’alto per tutto il giorno è ora di saltellare tra i grossi massi sulla spiaggia prima che la marea li sommerga. E mentre le prime ombre della sera avvolgono Visogliano (semi cit.), traguardo di giornata, anche il tenutario di codesto blog cinge al petto la medaglia da finisher, unico ricordo materiale di questa Corsa della Bora 2020.


Un trail da mettere nel cassetto dei ricordi personali soprattutto per il tempo, decisamente ridotto, impiegato a concluderlo (ovviamente è tutto relativo: le mie 9 ore potrebbero essere considerate da altri al pari delle ere geologiche necessarie per scavare le grotte carsiche). Reiterate e generose porzioni di Gulash e patate in tecia, innaffiate da abbondante birra locale, non sembrano questa volta avere fiaccato la voglia di divertirsi che resta condizione fondamentale per riuscire a stare a giro e far finta di correre per una mezza giornata.

11 novembre 2019

10 novembre - Marcia sull'alpe e il San Genesio


Il personalissimo taccuino fa risalire ai primi mesi del 2018 l’ultima apparizione del tenutario di questo blog ad una tapasciata. Troppo tempo trascorso, troppo tempo lontano da queste "manifestazioni ludico-motorie a passo libero", che già c’erano ai tempi in cui non esistevano i trail. E la Marcia sull’Alpe e sul S. Genesio a Castello di Brianza di anni ne ha parecchi, essendo arrivata alla ventesima edizione. Una tapasciata, il cui successo è testimoniato dalle tante auto in cerca di parcheggio già alle 7 del mattino e dai molti podisti in coda per ritirare il cartellino giornaliero. Le ragioni di questo successo risiedono nei paesaggi che offre questo angolo della Brianza, che si affaccia sulle montagne del lecchese, Grigne e Resegone, nei tanti ristori sul percorso e nella sapiente alternanza fango-asfalto proposta dagli organizzatori.

Scegliere il percorso dei 30 km (poi risultati fortunamente 28) è stato un atto di fede nelle capacità di resistenza del sottoscritto. Resistenza che non è venuta meno neanche nei lunghi drittoni asfaltati di avvicinamento alla cima del S. Genesio. Alla fine ne è venuta fuori una bella mattinata, densa di salite corribili e di discese altrettanto abbordabili, tutto con vista sulle Prealpi lecchesi. Insomma, una giornata per cui valeva la pena abbandonare il tepore del letto prematuramente, intraprendere un viaggio verso dove porta il cuore del tapascione e gustarsi un più che decente impegno fisico al modico prezzo di 4 euro.



23 ottobre 2019

19 ottobre - UTLO 60K - DNF


E una volta entrato nel locale caldo dell’ultimo ristoro di Grassona mi guardo intorno. Gente che si cambia gli indumenti di gara, corpi bagnati e avvolti nel telo termico in fila su di una panca, bambini che corrono divertiti in mezzo alla confusione. E’ in quel momento che sorge la famosa domanda “Che ci faccio io qui?” Non fosse entrato in quel momento il simpatico driver del furgone “ritiro atleti usurati” è probabile che mi sarei risvegliato dal torpore mentale e avrei percorso gli ultimi dieci km fatti di pioggia e fango per assicurarmi l’ambita medaglia da finisher. Ma ... ma le cose non sempre vanno nel verso giusto.


La UTLO era la corsa adatta per terminare una stagione non molto fortunata. E nonostante il meteo infame c’erano le condizioni per fare bene (leggasi distribuzione di dislivelli e distanze in allenamento nella giusta misura). Tutto era filato liscio nei primi 50km. Di questa UTLO60K, come sempre, la prima parte è la più tosta, con salite importanti (2000 metri di dislivello nei primi 22 km di viaggio). Fino a Quarna per via crucis in senso letterale e metaforico, il Monte Mazzoccone, la cui salita non lascia respiro, poi il Monte Croce per pendio più lungo, ma meno impegnativo, ed infine il Novesso da prendere di petto, dritto per dritto. Parto con calma, affronto le salite con il solito passo da cercatore di funghi, complice anche la lunga fila di trailers che fa da tappo in alcuni tratti. Corro nei tratti piani e cerco di non cadere nelle discese fatte di fango. Ma soprattutto mi alimento con cura, bevendo e mangiando pastina a tutti i mitici ristori (Camasca, Sacchi e Arola). Giunto ad Arola, ristoro di metà percorso, mi cambio la maglia bagnata e indosso una giacca impermeabile più resistente per affrontare la pioggia del tardo pomeriggio. Boleto, la Madonna del Sasso e poi il lungolago di Pella vengono superati con ancora la giusta dose di energie fisiche e mentali. E’ sulle rampe che portano a Grassona, sotto una pioggia che si fa sempre più insistente, che inizio a perdere la determinazione necessaria per affrontare le prime ombre della sera. Prima dell’ultimo ristoro raggiungo altri compagni di viaggio. Con loro si fa a chi sta in equilibrio più a lungo su un sentiero che è diventato un piccolo ruscello. Occhiali appannati e frontale che non riesce a fendere con decisione il buio, così come la pioggia che scende lungo la schiena, rendono concreta la domanda ad inizio di questo post.

E’ un attimo essere seduto sul caldo furgone, tremante nel mio telo termico, scendere i tornanti verso il lago d’Orta, mentre sfilano sul lungo lago i trailers che si avvicinano alla finish line. Da queste 10 ore trascorse a surfare sul fango mi porto a casa qualche insegnamento pratico (un cambio di indumenti in più, il telo termico da usare sotto il goretex in caso di freddo percepito) e la certezza di avere acquisito l’esperienza necessaria per gestire situazioni al limite, almeno per il tenutario di questo blog. Al di là della personale avventura la UTLO è un trail cresciuto negli anni sia per qualità organizzativa che per quantità di presenze. Da correre assolutamente.

8 ottobre 2019

6 ottobre - Calvario Trail 18K


L’autunno sembra non essere ancora arrivato, se non fosse per la nebbia che ci viene incontro mentre risaliamo la strada che porta a Domodossola. Ad attenderci è il Calvario Trail, gara a coppie, non troppo affollata, se non dai locals, come sempre agguerriti. Domodossola è città tutta da scoprire, almeno nella sua antica piazza del mercato, come da scoprire sono questi 18km che si dipanano prima lungo il Sacro Monte del Calvario e poi un su e giù muscolare, fino a toccare La Quana, circa 700 metri di altitudine, cima Coppi del trail.


Percorso molto nervoso direbbero i commentatori di giornata. Sicuramente non c’è stato d’annoiarsi tra strappi corti, ma feroci, e discese quasi tutte corribili. L’obiettivo di giornata per il tenutario di codesto blog era quello di non farsi trainare dal compagno d’avventura. Risultato raggiunto, almeno nei tratti di discesa. Prestazione ben diversa rispetto a quella di una settimana fa, con sorpasso della quarta coppia femminile nell’ultimo km.


Appunti a margine della gara: location facilmente raggiungibile, spogliatoi di scuola media un po’ d’antan e contrappasso della doccia caldissima di Aymavilles di sabato scorso – qui l’acqua era veramente gelata. Ultimo annotazione in merito alla birra. Una Bavaria nel pacco gara stride con i molti microbirrifici presenti nella zona ed al ristoro finale poteva essere offerta gratuitamente, invece che al prezzo seppure popolare di 3 eurini.

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