A tutti almeno una volta nella vita è capitato. Un bacio rubato, il primo sorpasso in curva, il personal best in maratona. Quella sensazione di incredulo stupore, mista alla meraviglia di avere compiuto un'azione impensabile, che ti fa esclamare "Non posso crederci, L'ho fatto! L'ho fatto!". Il mio ricordo vola indietro al periodo delle elementari. Con Fabio T. di ritorno da scuola, sulla Placido Riccardi abbiamo iniziato a pigiare i pulsanti di un citofono qualunque di una casa qualunque. E poi di corsa a nasconderci dietro l'angolo, il cuore che batte a mille, il fiato sospeso, la cartella pigiata tra le spalle ed il muro. "Si l'ho fatto, l'ho fatto!" Increduli e compiaciuti per la bravata, ammirati di noi stessi per "averla fatta fuori dal vaso". Era la medesima sensazione provata questa mattina, mentre premevo un altro pulsante, quello del fax e la mia iscrizione alla Dolomites Skyrace 2014 partiva.
19 marzo 2014
10 marzo 2014
9 marzo - 42^ Quattro passi tra i sentieri delle bionde
A Saltrio non ci si arriva per caso. Ci vuole un buon motivo per spingersi fin quassù, ai confini dell'impero. Ed un buon motivo può essere la locale tapasciata "Quattro passi tra i sentieri delle bionde", che come recita la rivista CORRERE è tra le più longeve del panorama tapascione.
Una IVV per tutti i gusti: pianura e montagna a piacimento (sospetto che le sciure del Gurone siano una lobby potente nel comitato provinciale FIASP!). Il primo bivio è proprio fuori dalla porta ed il Tapabada prende a destra, che se siamo venuti fin quassù non è certo per correre in piano.
Metto giù il gettone e subito a faticare, prima su strada asfaltata e poi per sentiero più sconnesso. 4-5 km di salita mattutina per arrivare in cima (quasi) al monte Pravello. Al rifugio gli alpini offrono un ristoro non superiore alla media. Allora vale la pena non fermarsi troppo e salire ancora un km per sbucare sul confine a godere di panorami più ampi.
Il giro tanto piace al Tapabada, che tornato alla partenza rimette giù il gettone e lo rifa. Per non sprecare la mattinata e festeggiare a modo la primavera che avanza. E bom!
13 gennaio 2014
Il paradiso è qui!
In valle senza MAF, ma con il MAFFE. Su e giù a far
dislivello, trainando slitte ringhianti e frignanti e pit stop in malghe per
intergrare liquidi e solidi (no-kaiserschamarren-no, knodl bitte!).
Il Garmin dimenticato
in fondo alla valigia un’intera settimana, sostituito da Nordic in cerca di
ghiaccio da grippare. Allora si esce in passeggiata (30 minutes no more) che fa quasi buio. In jeans e giaccavento
casual tanto per far vedere alla guida indiana il mio paradiso estivo. Su oltre
la chiesa non si resiste alla tentazione di continuare con il verticale. Si prende il salitone che sbuca sulla strada per il Wurzjoch. Neve quanto basta
per faticare più di quest’estate. Il tempo di una foto alle Odle e via oltre il
Putzerhof in neve fresca verso la forestale che sale alla Russis Kreuz.
C’era
una volta un ponte che non arriva più. La guida della guida sembra essersi
perduta, anzi sicuramente perduta. La traccia nella neve termina nel buio del
bosco che ci circonda. Avanti sempre avanti, che il ponte non deve essere
lontano. La camminata si fa corsa, prima lenta poi più affannata, in cerca dei
riferimenti estivi. La giaccavento in vita sopra jeans ormai bagnati. La frontale,
appena accesa, rischiara l’indistinto davanti a noi. Tutto adesso è famigliare ed
il ritorno è sul sentiero estivo, ostruito da qualche abete caduto per la
troppa neve. Ancora uno strappo e poi le luci del paese laggiù in fondo.
Sette-otto
chilometri? Poco importa. Nessun beep a distrarre l’orecchio dai suoni del
bosco. Solo il tintinnio dei rampocini tenuti in mano che il tempo è tiranno. L’asfalto
finale fa prendere velocità. “Che spavento! Mi sembravano cavalli”, “Stia tranquilla, signora, siamo
solo uomini-cavallo!”.
Il paradiso è qui!
20 dicembre 2013
A year in review ovvero dell'ispirazione
Dunque, ricapitoliamo. Ho corso (con il pettorale o senza, in buona o cattiva compagnia) dieci volte dieci: 3 tapasciate, 3 cross, 3 trail e una gambadoro. Nessuna maratona. Sei mesi vissuti pericolosamente. Dal 1° giugno stop. In ordine sono arrivate una neuropatia genetica, una protrusione discale, una bronchite non curata. Corse prese di petto e finite per dire che le finivo. Un relitto che dodici mesi prima correva le maratone.
Meno
di duemilachilometri in un anno, mediamente 12 allenamenti al mese, che fanno
13 km per ogni uscita. Era dal 2009 che non facevo così poco (e così schifo).
Il
bimbo che leggeva Salgari si domandava come facessero quei velieri a restare a
galla, nonostante le cannonate ricevute: cordami, trinchetti, vele, tutto giù.
Poi trovava la spiegazione: l’albero maestro! Finché quello resiste, in porto
ci si torna.
Come il galeone del CorsaroNero oggi il Tapa non ha perduto il suo albero maestro, che
si chiama ispirazione. E a quella mi aggrappo. E’ la molla che mi fa abbandonare
il caldo piumone ed uscire nel buio e nel freddo della mattina. E’ soprattutto la
molla che mi fa tornare a casa con la voglia di riprovarci domani. Non corse particolari da
preparare, personal best da limare. Solo l’ispirazione che sento quando il
silenzio mi circonda e sono ancora - per un po’ - padrone delle mie gambe.
E non finisce qui. Seguo il MAF, perché l’anno prossimo ho voglia di fare, di
vedere nuovi posti, di esplorare sentieri nuovi. Poi magari la mattina della
gara mi sveglierò e starò a letto, pur di non indossare il pettorale, pur di
non soffrire così tanto.
Ma per me correre resta l’unico modo di tornare alle origini, a quel bambino che
leggeva Salgari. Spogliarsi di tutto e viaggiare leggeri, nel corpo e nell’anima.
Coprire la distanza tra A e B nel minor tempo possibile è un abito mentale a
cui non posso sottrarmi. Almeno per ora. Finché ci sarà un luogo da scoprire, finché terremo
botta, finché ci sarà l’ispirazione.
Merry Christmas!
9 dicembre 2013
Uomini di buona volontà
Con la tenacia che contraddistingue gli uomini di buona volontà il Tapabada, insieme alla sua guida indiana, abbandona per qualche ora l'infinita pianura ed il MAF (Maximum Aerobic Function) per dedicarsi a ciò che gli riesce meno peggio. Così alle 8 imbocchiamo la salita del Sacro Monte destinazione Forte di Orino, 800 metri sopra la nostra testa. Si intenda: per gli appuntamenti del 2014 occorre ben altro impegno. Oggi lo sforzo maggiore è stato quello di evitare che le chiappe finissero a contatto del duro ghiaccio nei tratti in ombra. Ma da qualche parte occorre ripartire e questo mi sembrava il posto giusto: al sole, a giusta distanza dal grigiore della quotidianità, impegnata nel rush time del consumismo natalizio. 20km e 800 m di dsl che hanno fatto bene al fisico e allo spirito ... trail (ah sì, a quello hanno fatto proprio bene!)
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