24 settembre 2013

22 settembre - 16^ Camminata del Cardinale (Castiglione Olona)



A questa IVV trovi sempre più podisti di quanti te ne aspetti. Podisti anche di un certo spessore. E’ da un po’ che non frequento il genere. Ma oltre alle tante magliette della digeiten che girano con gli occhi umidi di vacca alla ricerca di una linea di partenza che qui non c’è ed in bocca la domanda “ma quando si parte?” (oh ma partenza libera dalle 8.30 alle 9.30 vorrà pure dire qualcosa o no?) si vede anche qualche Monza-Resegone “mi lu fada…” e maratona della valle intrasca. Insomma gente che certifica la tapasciata in oggetto. E se sono 16 edizioni una ragione ci sarà.

L’ultima volta del Tapabada da queste parti è stato nel lontano 2004, ancora ero nella versione 1.0 e mi davo aria da podista. Preparavo la prima mezza (Riva of course). E se ci penso mi viene da ridere, ma non so bene per quale motivo. Beh da allora tempo ne è passato ed anche il percorso è stato modificato. Non si sale più al piccolo Stelvio. Di certo troppo impegnativo per le sciure del Gurone che già devono metterci l’anima a camminare e a dissertare sul menù domenicale che prepareranno di lì a poco. Così la tapasciata si trasforma in 5 km lungo il fiume (che qui assomiglia ancora ad un fiume). Poi una salita su asfalto che preannuncia l’entrata nel bosco. Nel percorso più lungo, scelto del Tapabada sull’onda dell’entusiasmo per il come back, si vaga per sterrato misto bitume quasi fino alla vista del lago (di Varese). Tutto ciò senza però che il dislivello faccia presagire di circuitare su e giù da una valle (quella dell’Olona appunto) come sarebbe giusto che fosse.
Il Tapabada giustifica la ventina di km fatti in auto nel dì di festa con altrettanti fatti profondendo l’adeguato impegno fisico. Prestando più attenzione alla circostante archeologia industriale (e non) che al garmin e alle spie del cruscotto. Come giusto che sia di questi tempi.

5 giugno 2013

2 giugno - Trincea Trail

Il blocco dello scrittore colpisce anche i migliori. Nulla da temere! Non perderò l'occasione di lasciare traccia della prima edizione di questo trail, nonostante la mente sia maggiormente focalizzata sui reali benefici delle immunoglobuline per neuropatie genetiche che sulle sane abitudini del correre e della scrittura ad esso abbinata.

Purtroppo gli appunti veloci non possono descrivere la bellezza dei luoghi attraversati e la capacità organizzativa dell'Atletica 3V nel tracciare un percorso mai banale e ben presidiato.
Qui l'anno scorso c'ero stato, con altro spirito e altra forma, per la Corsa in Trincea e mi ero innamorato dell'ambientazione: 10 km a tutta, prima in salita nei cunicoli della Linea Cadorna e poi un tuffo in discesa per tornare a Cassano Valcuvia. Quest'anno invece è tempo di trail, 22 km con oltre 1000 D+, ma la trama è sempre quella. Primi 13 trascorsi a prendere quota, tra le gallerie lasciate in eredità dai nostri soldati, e seconda parte da correre a tutta. La frontale (ben) accesa e la prudenza (quasi sempre) non mi evitano l'esperienza di testare la durezza della nuda roccia al contatto con la capoccia. Barcollante ma felice torno a rivedere le stelle senza troppe conseguenze. In alcuni punti la salita si fa tosta, ma gli scorci che si aprono sono totalmente appaganti. E allora, in mancanza di funghi (che mi si dice non è stagione), mi accontento di scattare foto.

 
I saliscendi della seconda parte di gara mi trovano totalmente impreparato nella conduzione del gesto atletico (come ahimè spesso capita di questi tempi). Nonostante lo sprone del temporaneo compagno di viaggio (mitico Pres!) la discesa, tutta corribile, mi sembra un'eterna salita. Zoppico, corricchio, mi fermo e poi riparto. La personale via crucis però volge al termine. Taglio il traguardo dietro a chi è claudicante per altre ragioni. E rifletto sul lungo tormento appena passato. Mai più? Macchè! Da rifare assolutamente, pensando che anche quelle storte sono giornate da mettere a bilancio.



20 maggio 2013

18 maggio - Trail del Motty

Tre edizioni e tre percorsi diversi per il trail del Mottarone. Un segnale di quanto possa essere (quasi) infinito girovagare su questo panettone che sta alle spalle di Tapasciopoli, senza per questo farsi assalire dal senso di noia che spesso pervade chi percorre i soliti itinerari.
Meraviglia l'alto numero di partecipanti sulla corta (25K), causa cancellazione della distanza lunga, impantanata, oltre che nel fango di questi giorni, nei permessi amministrativi negati. Tre anni fa eravamo un po' di meno, ma i panorami, non oggi, e l'organizzazione meritano il successo.
Memore della peperonata pre-seconda edizione, indigesta al punto giusto, questa volta mi preparo al cimento da vero atleta, sebbene la risposta del fisico non sarà delle migliori. Parto lento per non perdermi il gusto dei primi 7km di salita. Il sentiero largo e qualche falsopiano permettono al Tapabada di diluire le emozioni fornite da chi corre i trail con spirito appropriato (leggi: per favore scansati, se no ti butto di sotto).
Arrivo alla prevista Cima Coppi, ma qui scopro che quest'anno si sale ancora. Poco male, le gambe resistono e anche se il Pres mi svernicia bellamente, quando inzia il falsopiano ho ancora la lucida consapevolezza di poter arrivare senza affanni al traguardo. Così dal settimo in poi inizia una serie di saliscendi, anche corribili, percorsi quasi sempre in compagnia di un nutrito numero di trailers. Patisco un po' il freddo, ma arrivo indenne fino ai due km finali. Qui la situazione è discesone con fango in ogni dove e tutti a spingere dietro al Tapabada. La pozza fantozziana mi è fatale. Ci cado dentro fino alle braccia, ma miracolosamente rimbalzo in piedi, prima che ad annegarmici dentro siano gli arrembanti compagni di cordata che mi seguono.
Il traguardo è soprattutto la fontana dove immergere quello che resta di una maschera di fango ed il freddo da far passare nel retro di una station wagon, stanca di essere scambiata per uno spogliatoio senza doccia.
Tre ore e spiccioli trascorse senza guardare il Garmin è il migliore risultato della giornata, un progresso verso il Tapabada 2.0.


13 maggio 2013

Fili

All'alba, spezzando i fili della tela sul sentiero, segno inequivocabile che i merenderos sono ancora a casa, impegnati a zavorrare i loro zaini. Il respiro regola il passo che a sua volta si uniforma al terreno. Salire nel chiarore mattutino, fino all'esplodere del sole dietro allo Stivo. Su fino alla sommità dei nostri pensieri, appesi come ragno al suo filo, che per gli altri è labile ostacolo al cammino, ma che per noi è vita. Soffrire in silenzio l'ultima asperità, poi il giusto riposo pensando a chi ci attende laggiù, legati insieme da un esile filo.









6 maggio 2013

Giro del Faiè

Poi scopri come le cose che dai per scontate spesso non lo siano affatto. Ad esempio questo giro del Faiè. Lo avevi già archiviato nel 2004 e adesso torna utile per un allenamento verticale. Utile anche per ricordare quanto possano essere appaganti i percorsi di mezza montagna, sia in termini di fatica ben spesa che di panorami da riscoprire.



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