La guardiamo allibiti, mentre scarichiamo le valigie. La nonnina, pellicciotto e capello biondo platino, nascosta dal volante del suo jeepino, cerca di inserire la retromarcia e di fuggire al destino baro della donna al volante che sbaglia direzione e imbocca in senso contrario le rampe del silos. E' un attimo, ci guardiamo negli occhi e poi ci manda a fanculo! Benvenuti a Trieste.
In quel luogo che si chiama Mitteleuropa parlano italiano,
sloveno, croato e tedesco. C’è anche un po’ di francese e dialetto, come
quello del curioso personaggio di Mima Sport che cerca di spiegarmi, in
un veneziano importato, che la sacca gara per il cambio indumenti non me la può dare, perchè z'è rimasti senza. Trieste è il
confine antico di una geografia che ormai esiste solamente sui libri di storia.
Basta osservare gli zaini e gli stracci che i clandestini hanno
lasciato ai bordi del sentiero appena oltre il confine che ci separa dalla
Slovenia, prima di cercare la loro speranza sull'italico suolo. Questa è la
globalizzazione bellezza! Della Mitteleuropa resta però il fascino intatto
in piazza Unità d'Italia, nei caffè storici, nelle osterie. Che terra e che
città meravigliosa, appesa tra il Carso e il suo golfo.

In questo splendido landscape
si sviluppa la Corsa della Bora, che si allunga per oltre 55 km dal confine sloveno fino al
borgo di Sistiana, congiungendo i diversi paesi che si affacciano sul mare dal
balcone del Carso. Una gara lunga, ma non troppo, con tre salite decise, ma dal
dislivello contenuto, qualche passaggio tecnico e tanti panorami da ammirare in una splendida giornata di sole e bora moderata.
Dopo la delusione, ma solo a metà, del DNF all’UTLO, non si nutriva certezza alcuna su tenuta, fisica e mentale, in una gara così
“dentro” alle festività natalizie. Invece, il tenutario del blog trova la
giornata giusta. La concomitanza di diversi fattori (la cui descrizione
annoierebbe i già distratti lettori) apre così la strada ad una prestazione da
circoletto rosso nel personalissimo taccuino (cit.). Dal paesino di Pesek (io ho visto solo il ristorante, ma forse c'erano anche immobili residenziali), un passo prima
della Slovenia, parto deciso nella terza wave
di uno start che ne poteva prevedere benissimo una sola. Discesa e subito il
cartello del confine di stato ci indica che stiamo pestando terra straniera.
Tanti saliscendi e qualche salita un po’ più tosta mi ricordano le tapasciate
lungo le Prealpi varesine. Dopo il ristoro di Dolina si affronta la prima
salita alla conquista del Carso. La parte più interessante viene subito dopo,
con l’attraversamento della Valle Rosandra, che si discende su ghiaioni
dolomitici e si risale dall’altro versante, decisamente più riparato dal vento
che ci sbatte in faccia un freddo che non sarà mai troppo pungente. Finiscono un po' prima di metà percorso le
difficoltà di giornata. Il resto è un esercizio di concentrazione per far girare le gambe, attenti a non scattare
troppe foto al Golfo sotto di noi e portare a termine la lunga passeggiata, che ci
conduce negli ultimi km fino sulla battigia. Dopo aver guardato il mare
dall’alto per tutto il giorno è ora di saltellare tra i grossi massi sulla spiaggia prima che la marea li sommerga. E mentre le prime ombre della sera avvolgono Visogliano (semi cit.), traguardo di giornata, anche il tenutario di codesto blog cinge al petto la medaglia da finisher, unico ricordo materiale di questa Corsa della Bora 2020.

Un trail da mettere nel cassetto dei ricordi personali
soprattutto per il tempo, decisamente ridotto, impiegato a concluderlo
(ovviamente è tutto relativo: le mie 9 ore potrebbero essere considerate da
altri al pari delle ere geologiche necessarie per scavare le grotte carsiche). Reiterate e generose porzioni di Gulash e patate in tecia, innaffiate
da abbondante birra locale, non sembrano questa volta avere fiaccato la voglia di divertirsi che
resta condizione fondamentale per riuscire a stare a giro e far finta di
correre per una mezza giornata.